Di Patrizia Piccinini
Blue Monday, il famigerato giorno più triste dell’anno, arriva puntuale come una newsletter indesiderata. Nato dall'idea di un ufficio stampa britannico che sponsorizzava viaggi, e fissato nel terzo lunedì di gennaio dallo psicologo Cliff Arnall, più che una verità assoluta è diventato un perfetto racconto popolare. Eccolo lì: cielo grigio, agenda piena, vacanze lontane come un miraggio.
E come ogni racconto che si rispetti, merita una contro-narrazione. Se la malinconia è anche una questione di percezione, allora tanto vale rispondere con oggetti che non promettono miracoli, ma cambiano l’umore. Niente psicologia spicciola, solo design che gioca, consola, spiazza.
Si parte dal colore. I cuscini dello studio francese Colortherapis sembrano usciti da una seduta di cromoterapia domestica non autorizzata. Lana, tessuti fatti a mano, pattern come Tetris Brown o Leopard: non arredano, interrompono. Il grigio del lunedì resta lì, ma viene gentilmente contraddetto.
Poi arriva l’ironia, quella senza buone maniere. Il posacenere Holy Smokes di Seletti, creato con Studio Job, è una dentiera con gengive rosa e dente d’oro. Oggetto inutile? Forse. Ma guardarlo è già una presa di distanza dal cattivo umore: se il lunedì ti morde, puoi sempre morderlo tu per primo. Gli Anni 60, poi, sapevano essere molto più leggeri di quanto ricordiamo.
La collezione Impronta di Ico Parisi e Luisa Parisi per Cassina parla con labbra rosse, mani aperte, gesti quotidiani trasformati in ceramica. Oggetti che non spiegano nulla, ma comunicano tutto: anche il cattivo umore, se lo guardi bene, è solo un’espressione del viso.
Il sorriso diventa addirittura funzione con Componibili Smile di Kartell, disegnato da Fabio Novembre. È lo stesso modulo iconico di sempre, ma con le aperture che ti guardano come emoticon. Stessa utilità, umore decisamente migliore. Perché sì, anche un mobile può dire “andrà tutto bene” senza risultare imbarazzante.
C’è poi chi prende i monumenti e li piega al buonumore. La lampada Paris M di Qeeboo, ancora una volta firmata Studio Job, trasforma la Torre Eiffel in una base luminosa. Il romanticismo parigino, versione da tavolo e decisamente più accessibile di un weekend a Montmartre. Se invece serve una distrazione narrativa, entra in scena Maoo, la lampada-gatto di Karman disegnata da Matteo Ugolini.
Un gatto in ceramica che gioca con un topo luminoso intrappolato nella sfera di vetro. Non illumina soltanto: racconta una storia. E nei giorni storti, anche solo seguire una storia con lo sguardo è già una forma di sollievo. Per chi si sente indefinito – come ogni lunedì che si rispetti – c’è la scultura W&S Belly Button di Hay, firmata dal duo Wang & Söderström. Ombelico, mela, dente? Tutto insieme. Perfetta metafora di gennaio: non sappiamo bene cosa siamo, ma va bene così.
La tenerezza, invece, arriva su quattro zampe. Il bassotto Mme Bovary di Anke Drechsel, in velluto di seta rosa ricamato, non fa nulla di speciale. Ed è proprio questo il punto: sta lì, e basta. Come certe consolazioni silenziose che funzionano meglio di mille discorsi. Se il corpo chiede un abbraccio, la risposta è la poltrona Green Rabbit di Natuzzi, disegnata da Fabio Novembre con Giuliano Sangiorgi. Un coniglio in bouclè verde, morbido, avvolgente, dichiaratamente anti-rigore. Sedersi dentro è già un cambio di prospettiva. E poi c’è il gioco puro. Il pouf Red Baby di Gufram, nato con Luna Luna e ispirato a Keith Haring, porta il pop in salotto senza chiedere permesso. Se il Blue Monday pesa, qui sopra si può anche saltare.
La panca Enjoy di Slide Design, firmata da Adriana Lohmann e Giò Colonna Romano, lo dice chiaramente: la gioia funziona meglio in due. È una scultura, sì, ma soprattutto un invito a non affrontare tutto da soli, nemmeno il lunedì. E per finire, le Happy Pills di Venini, disegnate ancora da Fabio Novembre. Sembrano medicine, ma non vanno ingerite. Basta guardarle. Perché il design, a volte, è proprio questo: una pillola placebo che però funziona.
Blue Monday forse non sarà davvero il giorno più triste dell’anno. Ma se lo fosse, almeno possiamo affrontarlo circondati da oggetti che non ci chiedono di stare meglio. Ci tengono semplicemente compagnia.