Di Giuditta Avellina
Il punto non è solo che A$AP Rocky torna con un disco nuovo, è come decide di farlo. Don’t Be Dumb arriva con la grammatica di un progetto cross-media, dichiaratamente cinematografico, con una campagna che tratta l’album come un’opera “totale”: musica, immagini, personaggi, oggetti, moda. Costruita per vivere ovunque, non solo in cuffia. La data fissata è il 16 gennaio 2026: un dettaglio che ha alimentato per mesi la suspense e che oggi diventa parte del racconto dell’attesa. C’è poi un dato che, da solo, spiega l’aspettativa: questo è il primo album in studio dopo Testing (2018), quindi un ritorno dopo un vuoto discografico lungo abbastanza da trasformarsi in mito e pressione creativa.
La copertina firmata da Tim Burton non è un cameo di lusso, ma la scelta di un preciso immaginario. Burton è un autore riconoscibile al primo sguardo, e Rocky stesso ha presentato l’artwork come parte di un “film”, spingendo la narrazione oltre la musica e verso una dimensione di personaggio/alter ego. Burton, inoltre, spalanca un corridoio estetico preciso: gotico pop, grottesco, outsider chic. Ed è esattamente il territorio dove Rocky, da anni, è più credibile di molti colleghi: perché la sua identità pubblica non è solo musicale, ma anche visiva e fashion.
Il videoclip di Punk Rocky è la prima vera dichiarazione d’intenti: più che un video è un piccolo corto che impasta caos suburbano, garage band, energia punk e humor nero. È anche un tassello che ribadisce la postura di Rocky come autore: il video è co-diretto da lui insieme a Folkert Verdoorn e Simon Becks.
Sul piano lifestyle è un colpo perfetto: il punk non viene usato come costume, ma come attitudine. La scena del garage, l’estetica “sporca”, l’idea di trasformare un quartiere ordinato in un piccolo incidente culturale: tutto comunica anti-perfezione, anti-lucido, anti-patinato. In un’epoca in cui molta pop culture tende a sembrare “brand safe”, Rocky sceglie volutamente l’attrito.
Qui la scelta è chirurgica: Winona Ryder, che recita nel video, non è una semplice guest star, è un simbolo. Porta con sé un immaginario cult che attraversa decenni e che oggi è di nuovo centrale (anche per via del linguaggio nostalgia-pop). Qui appare come vicina di casa e diventa parte del caos: è un innesto che rende l’estetica credibile, perché Ryder non “interpreta” il punk, lo evoca.
E, soprattutto, crea un ponte tra mondi: cinema/serie, moda, musica. È esattamente la zona dove Rocky opera meglio: non come rapper che “fa fashion”, ma come figura culturale che usa la moda per raccontare identità.
Se Burton è la faccia, Danny Elfman è l’ombra sonora: Rocky ha raccontato che il compositore ha lavorato a diverse tracce dell’album. È un dettaglio fondamentale perché introduce un’idea di musica rap/pop trattata con strumenti e logiche da cinema: tensione, teatralità, atmosfera. In termini di posizionamento è la mossa che rende l’operazione più ambiziosa: Don’t Be Dumb non vuole sembrare un album “atteso”, ma un evento. E la moda qui non è solo un aspetto collaterale, ma una vera e propria struttura narrativa; basti pensare alla sua piattaforma creativa AWGE o alle collaborazioni e alle capsule che trattano il merch come oggetto di design.
Proprio la capsule legata a Don’t Be Dumb e l’idea di trasformare dettagli del video (accessori, “props”, simboli) in prodotti è coerente con il modo in cui Rocky da anni fa storytelling: costruisce un’estetica riconoscibile e poi la rende indossabile. Anche il fatto che il disco sia stato lanciato come teaser in contesti fashion (campagne e collaborazioni) rafforza la percezione di un progetto “di mondo”, più che di sola musica.
L’attesa per Don’t Be Dumb è importante perché mira a riaprire una conversazione su cosa può essere un artista pop/rap quando smette di separare suono, immagine e stile. E Punk Rocky è la prova che il progetto non punta alla neutralità: punta a dividere, disturbare, far parlare. L'album è atteso perché ha l’ambizione di essere cultura visiva, non solo tracklist. Burton dà una faccia al mondo, Elfman gli dà una colonna sonora, Winona Ryder gli dà un’aura, il punk gli dà una postura e la moda la forma concreta per uscire dallo schermo e finire addosso alle persone e legarvicisi in maniera indissolubile.