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X-STYLE PER LEXUS21 aprile 2026

Milano Design Week 2026, Lexus e la sua idea di rifugio luxury

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Al Superstudio, nello spazio Lexus della Milano Design Week, l’automobile quasi si ritira. Al suo posto arrivano una sala da tè, un cappotto luminoso, una capsula soffice che segue il respiro, un piccolo cosmo di materia e artigianato giapponese. È da qui che Lexus parte per raccontare la sua idea di lusso contemporaneo: più intimo, più personale, più legato allo spazio.

Nel grande romanzo mondano della Milano Design Week, dove tutti vogliono mostrarsi innovativi e quasi nessuno rinuncia a una certa vanità scenica, Lexus continua a distinguersi con un’eleganza più trattenuta. Espone qui dal 2005, quindi da oltre vent’anni, e questa fedeltà non è una questione di abitudine. È una dichiarazione di metodo. Milano, per il marchio giapponese, resta il luogo in cui il design smette di essere ornamento e torna a essere linguaggio: un posto dove moda, interni, arte applicata, tecnologia e desiderio si osservano senza barriere.

“La creatività è al centro di tutto ciò che facciamo, e abbiamo deciso che questo sarebbe stato un buon posto per sperimentare e cercare di definire una nuova strada non solo per il design automobilistico, ma anche per il modo in cui interagiamo con i nostri clienti”, spiega Simon Humphries, a capo del design di Lexus. Una frase che, in fondo, spiega da sola perché Lexus scelga ancora Milano. Qui il brand può raccontare non solo quello che produce, ma soprattutto l’aria che vuole respirare.

Il salotto buono di Lexus

L’edizione 2026 ha poi un peso particolare, perché arriva subito dopo il riposizionamento annunciato al Japan Mobility Show attorno alla parola Discover. In altre parole, Lexus prova a spostare il lusso da una dimensione abbastanza prevedibile, quella dell’oggetto premium, a una più sottile e contemporanea: il lusso come spazio pensato accuratamente, come libertà di movimento, come ambiente che protegge senza isolare. Il tema generale scelto per l’allestimento è infatti Space, e già nel nome si capisce che il centro del discorso non è la carrozzeria, ma ciò che accade dentro e attorno alla mobilità.

L’installazione principale, Space prende la Lexus LS Concept come fulcro di un’esperienza immersiva a 360 gradi. Luci, suoni, immagini, paesaggi che annullano i confini tra terra, mare e aria: il messaggio è chiarissimo, anche senza bisogno di troppe parole. La mobilità non viene più raccontata come tragitto, ma come una forma di vita più ricca, più fluida, più personale. Humphries lo sintetizza con la frase più felice di tutto il progetto: “Sebbene la S in LS ha significato dalla sua origine Sedan, ora si trasforma in Spazio”. E subito dopo aggiunge il punto decisivo: “Questo riflette la convinzione che le auto di lusso non saranno più definite solo dal tipo di carrozzeria, ma dal valore dello spazio al loro interno”.

Attorno a Space si dispone il quartetto di Discover your space, e qui Lexus si concede il lato più sensoriale, quasi più da conversazione che da conferenza stampa. Visible invisible, firmata da Kyotaro Hayashi e Yumi Kurotani, evoca una sala da tè in cui il tempo passa nella luce e nella memoria. È una delle opere più gentili del percorso, e forse anche la più sofisticata: parla di emozioni invisibili senza pesantezza, con quella grazia giapponese che riesce a sembrare lieve anche quando è molto pensata. Wearable space, del Guardini Ciuffreda Studio, è invece la più milanese nel senso migliore del termine. C’è la moda, certo, ma c’è anche l’idea che un abito possa diventare architettura minima. Un cappotto ricamato con fibre ottiche emette luce e trasforma il gesto dell’indossare in una piccola costruzione di spazio personale. È una trovata molto felice, perché riesce a legare tecnologia e sartorialità senza rigidità dimostrative.

Con A moving sanctuary, di Random Studio, il tono cambia e si fa quasi terapeutico: si entra in una capsula imbottita, simile a un bozzolo, e il respiro attiva una coreografia di luce e suono. Qui Lexus suggerisce una cosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata troppo intimista per il mondo dell’auto: l’abitacolo del futuro potrebbe servire anche a ritrovare calma, ritmo, silenzio. Non solo efficienza, non solo status, ma una tregua ben progettata. The crafted cosmos, infine, è il momento più raccolto e più artigianale. I designer Lexus dialogano con maestri giapponesi del legno, della pietra, delle lavorazioni tradizionali, e ne esce un universo in miniatura che cresce fino a farsi quasi cosmico. Qui il lusso ha il passo lento delle cose fatte bene, il fascino di una precisione che non sente il bisogno di alzare la voce.

Due auto da ricordare

Poi, naturalmente, il racconto dagli spazi del Superstudio rientra nel prodotto. La nuova Lexus ES vale il promemoria di tre idee semplici: sarà la nuova ammiraglia della gamma, arriverà in Italia nella seconda metà del 2026 – anche in versione Full Electric oltre alla Full Hybrid – e porta con sé la filosofia Clean Tech & Elegance, cioè un lusso più pulito, più ordinato, più contemporaneo. Dal punto di vista formale conserva la griglia a clessidra, lavora su proporzioni più eleganti e costruisce un abitacolo spazioso con un tono meno barocco e più maturo. La nuova Lexus RZ, invece, è la prova che questa visione non resta sospesa nell’installazione. Il SUV elettrico si presenta con più autonomia, tempi di ricarica ridotti e la tecnologia steer-by-wire, cioè uno sterzo elettronico pensato per aumentare precisione, comfort e qualità del dialogo tra guidatore e vettura. Sulla versione più sportiva, Lexus spinge ancora più in alto il piacere di guida, trasformando la RZ nella declinazione più intensa, più sensibile e più appagante della sua idea di elettrico.

Alla fine, la presenza di Lexus alla Milano Design Week 2026 si può riassumere così: in una settimana in cui tutti parlano di futuro, il marchio giapponese ha scelto di parlare di spazio. E a Milano, città che ama le forme ma capisce molto bene anche i sottintesi, è probabilmente il modo più intelligente per farsi ricordare.

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