Milano, durante la Design Week, è una città che si lascia attraversare più che visitare. CUPRA lo ha capito e sceglie di non limitarsi a un’installazione: costruisce un racconto diffuso, che parte dal CUPRA Garage Milano di Corso Como 1 e si muove tra Piazza XXV Aprile e la Garibaldi Gallery. Un percorso in tre atti che tiene insieme design, tecnologia e cultura del progetto.
Il primo elemento da fissare è il ruolo di CUPRA come main partner di Fuorisalone.it e usa questa posizione per dichiarare una visione precisa: il design come processo. Più che fermarsi all’oggetto finito, CUPRA sceglie di raccontare come nascono forme, materiali e idee. Il design, quindi, non riguarda soltanto ciò che si vede alla fine, ma tutto ciò che porta a quella determinata forma. Il concept si chiama Beyond the Known e parte da un’idea semplice: è la materia a guidare la forma, non il contrario.
Il viaggio inizia al CUPRA Garage Milano, in Corso Como 1. Qui il brand mette in scena il proprio linguaggio progettuale, fatto di superfici, materiali e dettagli che nascono dal lavoro di Colour&Trim. Fedele alla propria idea, è uno spazio che parla più di come si costruisce un oggetto che dell’oggetto stesso. Al centro c’è CUPRA Raval, un’auto nata per chi ama andare oltre e superare le definizioni. Lunga poco più di quattro metri, CUPRA Raval è pensata per la città ma con ambizioni più ampie. L’idea è chiara: portare nella mobilità urbana un livello di dinamica e precisione che di solito appartiene a segmenti superiori. Telaio ribassato, sospensioni adattive, differenziale elettronico.
Il secondo atto si apre in Piazza XXV Aprile. Qui CUPRA interpreta il tema del Fuorisalone, Essere Progetto, trasformandolo in esperienza. Il pubblico non osserva soltanto, entra nel processo creativo. Superfici, materiali e interfacce diventano strumenti per raccontare come nasce un oggetto contemporaneo. Da qui si passa concettualmente al terzo spazio, quello della Garibaldi Gallery, dove il progetto si allarga e prende vita la CUPRA Experience con la mostra Own the Wheel che riunisce sette artisti europei attorno a un simbolo preciso: il volante. Non come elemento tecnico, ma come metafora di controllo e responsabilità. In un contesto sempre più automatizzato, il messaggio è diretto: restare alla guida, anche quando la tecnologia potrebbe sostituire le persone.
Due termini ricorrono spesso nel progetto CUPRA: design parametrico e produzione additiva. Non sono etichette da addetti ai lavori, ma strumenti concreti. Il design parametrico si può spiegare così: invece di disegnare una forma una volta sola, si definiscono regole e variabili. È un sistema che genera forme, adattandole a esigenze diverse. Un po’ come una ricetta che cambia ingredienti ma mantiene la struttura.
La produzione additiva, invece, è il modo in cui queste forme prendono vita. Non si sottrae materiale, come nella lavorazione tradizionale, ma si costruisce aggiungendolo, strato dopo strato. È il principio della stampa 3D, applicato al mondo dell’auto. Il risultato si vede nei sedili CUP Bucket di Raval. La loro copertura è realizzata in un unico pezzo, senza cuciture, prodotta su richiesta e senza sprechi. Un processo che riduce passaggi, fornitori e scarti. Il materiale nasce da filati riciclati, lavorati localmente, con una filiera corta che evita trasporti inutili. Qui il design è un sistema che tiene insieme estetica, sostenibilità e produzione.
Raval è il punto di contatto tra questo mondo progettuale e la strada. Quattro metri di lunghezza, ma una logica da segmento superiore: abitacolo ampio, bagagliaio da 441 litri, piattaforma MEB+ e un’impostazione tecnica orientata alla guida. La versione VZ arriva a 226 CV e 0-100 in 6,8 secondi. Numeri che, letti nel contesto urbano, cambiano prospettiva. Non è solo accelerazione, è risposta immediata, controllo in curva, capacità di trasformare ogni tratto di strada in qualcosa di attivo.
Anche la gestione dell’energia segue questa logica. La ricarica rapida permette di arrivare fino all’80% in circa 24 minuti nelle versioni con batteria da 52 kWh e, all’occorrenza, l’auto può alimentare dispositivi esterni come laptop o e-bike.
Dentro questo progetto c’è un’idea precisa di città. Milano non è solo una vetrina, è un laboratorio. CUPRA la usa per mostrare come automotive, design e arte possano convivere senza gerarchie. La collaborazione con RafflesMilano e il progetto “72 ore” aggiungono un altro livello: quello della formazione. Studenti chiamati a sviluppare concept in tempi rapidi, partendo da brief reali. Un modo per portare il design fuori dalle presentazioni e dentro i processi.
Il risultato è un sistema coerente. Un’auto, tre spazi, una visione. CUPRA porta a Milano ben più di un prodotto, un metodo: progettare partendo dalla materia, costruire attraverso dati e algoritmi, arrivare a oggetti che mantengono una forte identità. E forse è proprio questo il punto più interessante. In un contesto in cui tutto tende a uniformarsi, scegliere di partire dal processo diventa una forma di differenziazione. Anche quando si parla di una compatta elettrica.