Di Barbara Giglioli
C’è un momento dell’anno in cui la frittura diventa rito collettivo e lo zucchero a velo si posa come una maschera leggera sulle tavole di tutta Italia. Il Carnevale diventa terreno fertile per la creatività dei pasticceri, che negli ultimi anni hanno scelto di reinterpretare i grandi classici con tecnica ed eleganza. Il risultato? Dolci che parlano un linguaggio contemporaneo senza rinunciare ai sapori di sempre.
Le chiacchiere, note anche come frappe, bugie o cenci a seconda delle regioni, sono il simbolo croccante del Carnevale. Iginio Massari le propone ogni anno in una versione sottilissima e friabile, con impasti a lungo riposo e cottura controllata, per garantire leggerezza e bolle regolari. La sua cifra è la precisione tecnica, dallo zucchero a velo impalpabile alla sfoglia elastica.
Anche Sal De Riso, maestro della pasticceria campana, interpreta le chiacchiere con profumi agrumati, tra limone e arancia della Costiera. In alcune proposte contemporanee, questi dolci diventano persino base per dessert al piatto, accompagnati da creme leggere o mousse al cioccolato.
Piccole, rotonde, irresistibili: le castagnole tradizionali vengono fritte e passate nello zucchero semolato, ma nella pasticceria d’autore si trasformano in bocconi raffinati. Loretta Fanella, pastry chef riconosciuta nel panorama italiano, propone una sua interpretazione delle castagnole di Carnevale: soffici e leggere, con frittura asciutta e profumo equilibrato. Pur mantenendo i sapori autentici, la tecnica resta impeccabile, dimostrando come i grandi classici possano essere attuali senza perdere il legame con la memoria dolciaria della festa.
Tra i protagonisti del Carnevale in pasticceria ci sono i tortelli di Ernst Knam: soffici, dorati, realizzati con impasto di pasta choux e fritti fino a risultare ariosi. Proposti nella versione classica con farciture cremose che non eccedono in dolcezza, raccontano una visione precisa: cottura asciutta, equilibrio netto, tecnica rigorosa.
Diversa ma altrettanto raffinata è la proposta di Luigi Biasetto, che per il 2026 sceglie il metodo bignè per le sue frittelle perfettamente sferiche, vuote all’interno e pensate per accogliere farciture generose. Sedici varianti spaziano dalle classiche con uvetta e pinoli a crema e zabaione, fino alle novità al cioccolato e alla crema della nonna. Tradizione veneziana e precisione contemporanea, senza compromessi.
C’è qualcosa di magico nel Carnevale: dolci semplici che profumano di casa, tramandati di generazione in generazione, capaci di raccontare storie familiari. Ma nelle mani dei grandi maestri della pasticceria, chiacchiere, castagnole, frittelle e ravioli dolci diventano anche racconto d’autore: un ponte tra passato e futuro, dove la tradizione non si perde, si affina.
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