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31 agosto 2025

Venezia 82, giorno 5: Jude Law diventa Putin

Eleganza maschile e riflessioni sul potere: Jude Law e Favino, star del giorno. Cate Blanchett, Adam Driver, Charlotte Rampling: parata di stelle per raccontare i legami familiari.

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Un tappeto rosso ricco di celebrità e grande cinema illumina la quinta giornata della Mostra del Cinema di Venezia. Tra le star più attese: Jude Law, impeccabile, e Pierfrancesco Favino, simbolo di un'eleganza tutta italiana. Ma a dominare la scena sono anche Cate Blanchett e Charlotte Rampling, protagoniste di Father Mother Sister Brother, opera costruita in tre atti che esplora i rapporti tra figli adulti e genitori in tre diverse città: New York, Dublino e Parigi.

Cate Blanchett
Cate Blanchett Credit Getty Images

Tuttavia, il film che più ha fatto discutere – e riflettere – è senza dubbio Il mago del Cremlino, in concorso.

Putin, il potere e l'illusione: a Venezia un film che fa discutere

Diretto da Olivier Assayas e tratto dal romanzo omonimo di Giuliano da Empoli, il film racconta la Russia degli anni '90, nel caos dopo il crollo dell'URSS, e l'ascesa di Vladimir Putin — interpretato da Jude Law — vista attraverso gli occhi del suo spregiudicato spin doctor, Vadim Baranov (Paul Dano), personaggio ispirato al consigliere Vladislav Surkov.

Jude Law
Jude Law Credit Getty Images

Al centro del film, il potere come costruzione narrativa. "Non cercavamo la controversia", ha spiegato Jude Law in conferenza stampa. "Putin è parte di una storia più ampia. Ho cercato di interpretarlo senza giudicare, lasciando parlare i silenzi, il controllo, la maschera, che è stata la mia più grande sfida". La sceneggiatura, scritta da Assayas con lo scrittore Emmanuel Carrère, è densa e quasi teatrale. "Ogni parola è un'arma," ha detto Paul Dano. "Il potere agisce in silenzio, spesso attraverso la voce interiore. La voice over è il vero terreno magico del film".

Alicia Vikander
Alicia Vikander Credit Getty Images

Accanto a loro, Alicia Vikander interpreta una figura femminile rara in un mondo di uomini. "Il mio personaggio rappresenta la verità," ha raccontato, "è una sorta di specchio morale. In un sistema costruito su menzogne, lei porta uno sguardo diverso." Assayas, da sempre attento all'evoluzione politica, ha voluto indagare le radici di una trasformazione globale: "Questo film parla di come la politica sia cambiata, e di quanto oggi sembri difficile distinguere tra realtà e finzione. È un film sul nostro tempo." A sorpresa, la colonna sonora include brani di Franco Battiato. "Volevo qualcosa che fosse elettronico e spirituale allo stesso tempo," ha spiegato il regista. "Ho scoperto tardi il suo ultimo album, ma mi ha ossessionato." Carrère, che già con Limonov aveva esplorato l'anima russa, ha parlato di una continuità inquietante: "Nel film, Limonov appare solo di passaggio, quasi manipolato. Ma è chiaro che il protagonista, Baranov, manipola tutti. Anche chi sembra indomabile." Infine, Giuliano da Empoli ha ricordato la genesi del progetto: "Assayas era il regista perfetto. Il libro è stato scritto prima dell'invasione dell'Ucraina, ma racconta proprio le radici di quel potere. Vederlo diventare film è qualcosa di potente e, purtroppo, attuale."

I rapporti umani secondo Jim Jarmusch

In concorso oggi anche il nuovo atteso film di Jim Jarmusch, autore culto del cinema indipendente americano, che torna a Venezia con Father Mother Sister Brother, un’opera essenziale e poetica che riflette con delicatezza sui legami familiari.

Jim Jarmusch
Jim Jarmusch Credit Getty Images

Costruito come un trittico, il film si articola in tre episodi ambientati in tre città diverse — Stati Uniti, Irlanda, Francia — ma tenuti insieme da un unico filo: la complessità, spesso silenziosa, delle relazioni tra genitori e figli. "Ho sempre amato la struttura a capitoli," spiega Jarmusch, "esiste anche in letteratura. Mi dispiacerebbe che qualcuno vedesse solo un episodio: ho lavorato molto per creare rimandi, connessioni sottili. È nel loro insieme che il film trova il suo senso."

Nel primo episodio, due fratelli — uno dei quali interpretato da Adam Driver (assente alla Mostra) — fanno visita a un padre (un irresistibile Tom Waits, anche lui assente a Venezia) apparentemente povero. Il momento è carico di imbarazzo, tensione. Ma appena i figli escono, il padre si trasforma. Il secondo episodio, ambientato a Dublino, ha per protagoniste Charlotte Rampling e Cate Blanchett. Rampling interpreta una madre distante, autrice di romanzi rosa, che accoglie le figlie per il tradizionale tè annuale. Ma a tavola non si dicono quasi nulla.

Charlotte Rampling e Cate Blanchett
Charlotte Rampling e Cate Blanchett Credit Getty Images

"Il film parla di ciò che non sappiamo delle nostre relazioni familiari" riflette Rampling, "non c'è recitazione nel senso tradizionale. Tutto accade come in sogno: ognuno ha il suo ruolo, e le cose succedono quando devono succedere. In questi tempi così difficili, abbiamo bisogno di storie d'amore così." Cate Blanchett, che regge con intensità il peso emotivo dell'episodio, racconta il processo creativo: "Con Jarmusch spesso ci chiediamo: perché facciamo questo? Non sempre abbiamo risposte. Si lavora come in un flusso di coscienza, in modo quasi musicale. È un cinema molto strano, folle e divertente, ma anche pieno di cuore e poesia". Il terzo episodio si sposta a Parigi, dove Indya Moore e Luka Sabbat interpretano due fratelli che si ritrovano dopo la morte dei genitori. È la parte più luminosa del film, quella in cui la distanza si scioglie in tenerezza. "Nei film di Jarmusch non ci sono eroi o antieroi,” dice Indya Moore, “ci sono solo persone. Non cerca di commuovere con artifici, racconta la vita per com'è. E l'amore, in lui, ha tante sfumature, tante oscillazioni".

Il tennis secondo Pierfrancesco Favino

Tra le sorprese della giornata, Il Maestro di Andrea Di Stefano, presentato fuori concorso, porta a Venezia un Pierfrancesco Favino in versione inedita: simpatica canaglia dal passato sportivo un po' mitizzato, sedicente ex campione che si aggira tra tornei di provincia e circoli dimenticati, al fianco di un giovane tennista in cerca di sé.

Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti
Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti Credit Getty Images

Siamo alla fine degli anni Ottanta, e il tennis diventa metafora di crescita e resistenza: non conta vincere, ma restare nello scambio, punto dopo punto. Favino — irresistibile nella sua umanità sgangherata — regala un personaggio pieno di cuore e contraddizioni. Insegna a suo modo, tra un rovescio storto e una bugia affettuosa, che a volte non serve arrivare in cima per essere ricordati. Favino torna al Lido dopo aver partecipato al red carpet de La grazia, il film di Paolo Sorrentino in cui è protagonista sua moglie Anna Ferzetti. Portando una ventata di simpatia e charme tutti italiani.

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