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Quarto Grado

L'INTERVISTA24 luglio 2026

Caso Chico Forti, Bradley Pike a Quarto Grado: "Spero che un giorno sia libero"

A Quarto Grado parla Bradley Pike, fratello di Dale, arrivato in Italia per difendere Chico Forti: "Ho avuto l'occasione di parlargli a lungo. Secondo me, è innocente al 1000%"
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Venerdì 24 luglio a Quarto Grado, condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero, in prima serata su Retequattro, verrà proposta un’intervista a Bradley Pike, fratello di Dale, arrivato in Italia per difendere Chico Forti, convinto della sua innocenza. 

Bradley Pike, lei è il fratello di Dale, cioè della vittima, che per la legge americana è stato ucciso da Chico Forti, condannato all'ergastolo. Lei però da 7-8 anni ha cambiato idea e pensa che Chico Forti sia innocente. Perché?

"Sin dall'inizio ho avuto il sospetto che, forse, Chico potesse essere in qualche modo coinvolto, ma non che fosse stato lui. Chico aveva una vita meravigliosa, una bellissima moglie incinta e due bellissime figlie piccole. Era in ottima salute, realizzava produzioni straordinarie. Era un uomo d’affari di successo, perché avrebbe dovuto mettere a rischio tutto?".

 C'è stato un momento preciso in cui ha detto è stato condannato un innocente?

"Nel 2018 sono stato contattato dalla CBS 24 Hours e una delle condizioni per il mio coinvolgimento era che volessi leggere tutte le trascrizioni. Così sono riuscito ad avere le 3.500 pagine di trascrizione e ho esaminato gran parte delle prove, le incongruenze, le contraddizioni. E poi, quando finalmente mi sono recato sul posto, volevo innanzitutto andare a trovare Chico di persona, ma non me lo hanno permesso. Inizialmente, mi avevano dato il permesso, ma poi, una settimana dopo, prima del mio arrivo, mi hanno detto di aver trovato un cellulare rotto nella sua cella e così mi hanno revocato tutti i diritti di visita. Ho pensato ‘Che strano’. Poi sono andato a incontrare il Pubblico Ministero che si occupava del caso, è stato difficile ottenere un appuntamento con lui. Quando sono entrato mi ha chiesto: “Come posso aiutarla?”, io ho risposto: “Non credo in questa detenzione. Credo che Chico sia innocente e voglio che venga liberato”. Lui è andato su tutte le furie. Il suo atteggiamento è cambiato completamente: “Cosa? Vuole liberarlo?”, ho risposto “Sì”. C'era anche un'altra persona presente, che, in pratica, gli ha impedito di rispondere alle domande che volevo fargli e questo mi ha insospettito molto. Non è stata una cosa in particolare a farmi cambiare idea, è la ricostruzione di molte cose. Le indagini sono state davvero molto approssimative".

Chico Forti
Chico Forti

Lei sostiene non solo che Chico sia innocente, ma che ci sia un altro responsabile e fa un nome: Thomas Knott. Chi era e che ruolo ha in tutta questa vicenda?

"Era un cliente di mio padre, giovane, bello, che sperperava soldi a piene mani. Diceva di non bere mai acqua, preferiva fare la doccia con lo champagne. Thomas Knott aveva ammaliato mio padre: la sua personalità, il suo essere un donnaiolo, il suo stile, la sua eleganza. Mio padre ha persino detto che pensava fosse un figlio migliore dei suoi perché aveva successo, soldi e tutto il resto. Ma poi Thomas è scomparso per qualche anno. Ha contattato mio padre, era in carcere in Germania per frode aggravata. Thomas Knott avrebbe organizzato una grande festa il giorno della morte di mio fratello per crearsi degli alibi: la cosa perfetta da fare se vuoi nascondere qualcuno. Ma c'è anche un'altra vera ragione per cui ho capito come stavano le cose. Sua moglie - all'epoca era ancora sposato - è venuta da me e mi ha detto Mi porto dentro questa cosa da molti anni: Thomas Knott ha lasciato la festa per due ore. Proprio nel momento in cui mio fratello è stato ucciso".

Lei ha cercato Thomas Knott, ha provato a contattarlo anche con degli investigatori, ma non ci è mai riuscito.

"Non sono mai riuscito a rintracciarlo. Il fatto è che durante il processo è diventato testimone dell’accusa; quindi, per le accuse di frode e appropriazione indebita ha scontato solo una breve pena, ma poi è stato immediatamente estradato a Monaco di Baviera, in Germania. Lui è tedesco e da allora è praticamente scomparso".

Lei vive in Australia, è venuto in Italia proprio per incontrare Chico Forti. Come è andato questo incontro in carcere? Che cosa vi siete detti?

"Quando è arrivato Chico, la prima cosa che ho notato sono gli occhi, si intravede l'anima che si cela dietro di essi. E lui ha semplicemente iniziato a piangere e anch'io ho iniziato a piangere. Siamo rimasti abbracciati per minuti e minuti, sentendo il nostro respiro, i nostri cuori battere l'uno con l'altro. Eravamo semplicemente sopraffatti dalla consapevolezza che lui era una vittima e che anch'io sono una vittima. Stiamo vivendo insieme questa tragedia e questa reclusione. E finché lui non sarà libero, neppure io potrò esserlo. Ho avuto l'occasione di parlargli a lungo. Mi ha raccontato tante cose che non sapevo e mi sono reso conto che, secondo me, è innocente al 1000% o forse al 2000%".

Come vi siete lasciati quando se ne è andato dal carcere?

"Come fratelli, bellissimi fratelli".

 Come pensa andrà a finire questa storia?

Con Chico che mi insegna a fare windsurf. E con la possibilità, quando lui sarà libero, di pranzare insieme alla sua famiglia e ai suoi amici. Avremo davanti a noi un futuro in cui resteremo legati per il resto della nostra vita". 

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