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DOSSIER24 luglio 2026

Il caso Chico Forti, dalla condanna in Florida al ritorno in Italia

Chico Forti: chi è, cosa ha fatto, perché è stato condannato e quali sono le ultime notizie sul caso, dal processo negli USA al ritorno e ai permessi in Italia
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Enrico "Chico" Forti è stato condannato all'ergastolo nel 2000 in Florida per l'omicidio dell'imprenditore australiano Dale Pike, avvenuto nel 1998 a Miami. Nonostante la condanna, Forti si è sempre proclamato innocente, sostenendo di essere vittima di un errore giudiziario. Nel 2024 è rientrato in Italia per scontare il resto della pena nel carcere di Verona.

Chi è Enrico “Chico” Forti

Chico Forti, nato a Trento, è un ex campione di windsurf che nel 1990 raggiunse la popolarità in Italia vincendo una cospicua somma (86 milioni di lire) al quiz televisivo Telemike.

Nel 1992 si trasferì a Miami, in Florida, dove si sposò con una modella, ebbe tre figli e avviò diverse attività come investitore immobiliare e produttore di documentari. Tra i suoi lavori più noti ci fu "Il sorriso della Medusa", un documentario sull'omicidio di Gianni Versace in cui criticava l'operato della polizia di Miami.

Chico Forti, cosa gli viene contestato

A Chico Forti viene contestato l'omicidio volontario di Dale Pike, un imprenditore australiano. Il delitto è avvenuto il 15 febbraio 1998. Secondo l'accusa, il movente sarebbe legato a una truffa orchestrata da Forti ai danni di Tony Pike, padre della vittima, per l'acquisto del Pikes Hotel di Ibiza, un affare rivelatosi poi un "bidone".

Chi era Dale Pike

Dale Pike era il figlio di Tony Pike, proprietario del celebre hotel Pikes a Ibiza. Dale giunse a Miami proprio per incontrare Forti e discutere dei dettagli della compravendita dell'albergo, che era gravato da debiti. Fu Chico Forti ad accoglierlo all'aeroporto il pomeriggio del suo arrivo; poco dopo, Dale fu ritrovato morto su una spiaggia presso il Rusty Pelican, ucciso con due colpi di pistola calibro 22 alla nuca.

Colpevole o innocente: la ricostruzione del processo

Il processo, durato 24 giorni nel 2000, si concluse con la condanna di Forti all'ergastolo senza condizionale.

Forti mentì alla polizia dicendo di non aver incontrato Dale all'aeroporto, giustificandosi poi dicendo di aver avuto paura. Inoltre, tracce di sabbia compatibili con la scena del crimine furono trovate sul gancio di traino della sua auto, anche se Forti sostiene che tale prova sia stata manipolata dalla polizia. Tra le prove ci sarebbe anche una calibro 22, mai ritrovata, che Forti aveva acquistato poco prima per Thomas Knott, un suo vicino con precedenti per truffa.

La difesa di Forti ha sempre lamentato la mancata indagine su Thomas Knott, considerato una pista alternativa valida, e l'assenza di tracce di DNA sul luogo del delitto. Forti si è sempre proclamato innocente, dichiarando di aver accettato il trasferimento in Italia riconoscendo la sentenza, ma mai la propria colpevolezza.

Le sentenze e gli sviluppi recenti

Dopo 24 anni di detenzione in Florida, Chico Forti è rientrato in Italia nel 2024 per scontare il resto della pena nel carcere di Verona Montorio. Recentemente, il Tribunale di Sorveglianza di Venezia ha respinto la sua richiesta di libertà condizionale, motivando la decisione con il mancato ravvedimento e il mancato risarcimento ai familiari della vittima.

Gli sono stati concessi permessi speciali per far visita alla madre novantaseienne a Trento e, più recentemente, ha ottenuto il parere favorevole per usufruire di permessi di lavoro all'esterno, potendo potenzialmente svolgere attività come istruttore di windsurf, pizzaiolo o insegnante di inglese.

L’intervista di Bradley Pike, il fratello della vittima

Nel corso della puntata di Quarto Grado del 24 luglio, sarà proposta un’intervista a Bradley Pike, fratello di Dale, arrivato in Italia per difendere l’imprenditore triestino, convinto della sua innocenza.

Perché il caso di Chico Forti divide l’opinione pubblica

Il caso divide l'opinione pubblica tra chi lo ritiene vittima di un errore giudiziario americano, spinto anche dal sospetto di ritorsioni per il suo documentario su Versace, e chi invece si affida all'irrevocabilità della sentenza statunitense, riconosciuta anche dalle autorità italiane durante l'iter di estradizione. La vicenda ha visto anche il sostegno di personaggi famosi e una lunga battaglia diplomatica.

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