Noemi Impellizzeri è stata trovata senza vita il 23 agosto nella sua abitazione a Riposto, in provincia di Catania. Se inizialmente era avanzata l'ipotesi del suicidio, gli inquirenti ora ritengono che potrebbe trattarsi di un omicidio con una successiva messa in scena.
Per la morte di Noemi risulta iscritto nel registro degli indagati, come atto dovuto, Tony Proietto, un uomo legato a lei da un rapporto di amicizia, il quale respinge ogni accusa.
Della figlia, la madre di Noemi racconta: "Non mi sembra una ragazza che si voleva suicidare, era piena di vita. Questo è una cosa che non accetto", dichiara.
Di Noemi parla anche l'indagato Tony Proietto: "Noemi è, lo era, una mia amica da tanti anni e dopo essersi lasciata con il suo ragazzo mi ha chiesto di ospitarla per un periodo. Io l'ho accolta e aiutata fino a qualche giorno fa", racconta l'uomo, che, parlando della loro amicizia, dichiara: "Lei mi diceva che ero importante, forse in me trovava un punto di riferimento nelle sue giornate".
Dagli accertamenti sarebbe emerso inoltre che Noemi sarebbe stata seguita dai servizi sociali e avrebbe percepito il reddito di inclusione.
Il corpo di Noemi sarebbe stato trovato impiccato nella sua abitazione a Riposto il 23 agosto, ma diversi elementi emersi dai sopralluoghi avrebbero spinto gli inquirenti a indagare per omicidio. Durante i rilievi, il medico legale Giuseppe Ragazzi e il colonnello dei RIS si sarebbero soffermati ad analizzare i segni sul collo della vittima.
All'interno dell'abitazione sarebbe divampato inoltre un incendio, il cui punto d'inizio sarebbe stato localizzato verosimilmente nell'ingresso della casa. Gli inquirenti ipotizzano che l'assassino possa aver appiccato il fuoco all'ingresso per cancellare le tracce e, trovandosi la strada sbarrata dalle fiamme, sia scappato passando dal terrazzo. La casa presenta infatti diversi terrazzini comunicanti, che avrebbero permesso di fuggire attraverso i tetti eludendo le telecamere di videosorveglianza presenti sulla strada principale.
A Morning News, Tony Proietto ha raccontato alcuni dettagli sulle ultime ore di vita di Noemi, parlando di un'ultima videochiamata avvenuta il venerdì sera: "Se avessi pensato che le sue intenzioni fossero state serie, sarei andato lì per fare il possibile. Il modo in cui lei mi ha parlato, quando mi ha detto: Ho trovato la corda. È inutile che provi a venire qui velocemente perché non ci riuscirai, è inutile che avvisi i miei familiari, e poi: Devo guardare su YouTube il nodo perché non lo so fare, mi ha fatto credere che fosse uno scherzo. Non credevo fosse capace di questo gesto".
Proietto aggiunge: "Mi era stato riferito che Noemi avesse trascorso il giorno prima insieme ad un ragazzo e quando nella videochiamata mi ha detto di dover chiudere per guardare come fare il nodo, io ho pensato che era tornato quel ragazzo a prenderla e quindi se ne doveva andare".
Una volta trovato il corpo, l'uomo non avrebbe allertato immediatamente i soccorsi: "Ho visto la sua sagoma e non volevo credere a quello che avevo visto, sono uscito fuori e ho avvisato i suoi familiari. All'inizio pensavo allo scherzo ma poi sono andato a guardare più da vicino, accertandomi, e ho capito. Non ho pensato ai soccorsi perché avevo constatato che la ragazza era lì da 24 ore e non si poteva fare nulla: quando mi sono avvicinato al corpo e ho visto i piedi violacei ho pensato che ci fosse ben poco da salvare. Chiamare i soccorsi era la cosa giusta da fare, però per Noemi c'era poco da fare".
Un passo avanti nelle indagini potrebbe arrivare dal nuovo sopralluogo dei RIS nell'abitazione di via Circonvallazione. Tra gli oggetti risparmiati dal rogo sarebbero state prelevate anche tracce dattiloscopiche, utili a ricostruire chi possa essere entrato nella casa della vittima.
Tra i reperti sequestrati sarebbe spiccato soprattutto un cellulare di colore azzurro, un elemento che potrebbe aiutare a stabilire con chi Noemi abbia parlato nelle ultime ore prima di morire. Al momento non è chiaro a chi appartenga l'apparecchio: interpellato sull'esistenza di questo dispositivo, Tony Proietto avrebbe riferito di ricordare il telefono di Noemi come di colore grigio, pur non escludendo che la ragazza potesse avere un secondo cellulare ormai in disuso. Anche il furgone dell'uomo sarebbe stato prelevato dai carabinieri e portato in caserma per essere ispezionato, prima di un'eventuale restituzione al proprietario.
Parallelamente, al Tribunale di Catania proseguirebbero gli accertamenti tecnici sui cellulari sequestrati all'indagato, con l'obiettivo di analizzare nel dettaglio la videochiamata del venerdì notte richiamata più volte da Proietto, nella quale Noemi avrebbe manifestato l'intenzione di togliersi la vita e avrebbe inviato un messaggio con le parole "ti amo".
Per la morte di Noemi risulta iscritto nel registro degli indagati, come atto dovuto, Tony Proietto, che precisa: "Io e Noemi non eravamo fidanzati, non c'era nessuna relazione al di fuori dell'amicizia. Forse qualcuno vedeva o immaginava che tra noi due ci fosse una relazione perché passavamo tanto tempo insieme, ma io non l'ho mai presentata come mia ragazza o convivente. Era solo un'amicizia. Per via di questa storia ho avuto anche problemi con mia moglie".
L'uomo racconta: "Negli ultimi venti giorni, che avevo qua i miei figli e mia moglie, l'ho dovuta bloccare per non ricevere i suoi messaggi, ma mi chiamava tutti i giorni perché aveva bisogno o era successo qualcosa, quindi l'ho dovuto fare. Ma lei aveva la soluzione facile, chiamava il mio migliore amico che faceva da portavoce. Forse nella mia vita era un po' invadente, ma non posso dire fosse scomoda per me".
A Verità nascoste - Il diario è intervenuta anche la sorella dell'indagato: "È stato un supporto per Noemi. L'ha ospitata a casa sua e gli dava anche da mangiare. Non farebbe mai male a nessuno mio fratello. Ha fatto sempre solo del bene. Si è trovato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, secondo me, perché si è preoccupato per lei visto che non si collegava".
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