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Zona Bianca

CRONACA31 luglio 2026

Crans-Montana, Leonardo Bove in ospedale: "Sono scappato a quattro zampe sulle scale roventi"

Il 16enne dimesso dal Niguarda racconta a Zona Bianca la notte dell'incendio a Crans-Montana e il lungo ricovero: "Gli infermieri sono stati degli angeli, siamo diventati una grande famiglia"
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A Zona Bianca, Leonardo Bove racconta la notte del rogo di Crans-Montana e i successivi sette mesi di ricovero. Il 16enne, studente del liceo Virgilio di Milano, è tra i sopravvissuti più gravi dell'incendio che la notte di Capodanno ha devastato il locale Le Constellation nella località sciistica svizzera, causando 41 vittime, tra cui sei giovani italiani, e oltre cento feriti.

Il ragazzo, dimesso dal Centro Ustioni del Niguarda dopo duecento giorni di degenza, racconta: "Io e gli altri ragazzi che erano insieme con me nella stanza in fondo al locale stavamo ancora parlando quando la gente stava già scappando. Grazie ai nostri amici son venuti a chiamarci, siamo riusciti a prendere la prima cosa che abbiamo trovato di fianco a noi e a scappare, andare verso le scale e verso l'uscita".

"La porta di uscita d'emergenza l'abbiamo superata prima, era chiusa, quindi non potevamo uscire se non da quelle maledette scale, oltretutto anche molto basse per i ragazzi che erano alti come me, quindi mi sono dovuto mettere a quattro zampe e infatti la mia mano destra è un po' più bruciata proprio per quel motivo perché avrò toccato le scale che erano roventi", ricorda Leonardo.

Leonardo Bove
Leonardo Bove

Leonardo sarebbe svenuto sulle scale e si sarebbe risvegliato all'esterno, dove due ragazzi francesi gli avrebbero controllato il battito cardiaco e lo avrebbero portato in un bar dove sarebbero stati raccolti i feriti. "Ero stato uno degli ultimi a essere trasportati lì dentro", ricorda. "Da lì io chiedevo acqua, ma non me lo potevano dare perché mi peggiorava la situazione". Poco dopo avrebbe perso nuovamente conoscenza e si sarebbe risvegliato all'ospedale Niguarda di Milano.

Bove ricorda quindi il risveglio in terapia intensiva: "Ero immobile e non potevo fare veramente niente se non ascoltare le persone che mi parlavano e basta, perché non muovevo neanche le mani ed ero ancora intubato, quindi non parlavo neanche". Il 16enne racconta di aver ripreso a parlare solo dopo l'estubazione, e che il passaggio dalla terapia intensiva al reparto ustionati è avvenuto più rapidamente del previsto: "Neanche gli infermieri si aspettavano di fare un passo così gigante dopo cinque giorni dal mio risveglio".

Leonardo sarebbe arrivato al Niguarda con ustioni su circa metà del corpo e gravi danni alle vie respiratorie causati dall'inalazione dei fumi. Per i primi quattro giorni dopo l'incendio, la famiglia non era nemmeno riuscita a rintracciarlo, finché non era stato localizzato in un ospedale svizzero a Zurigo, da dove era stato poi trasferito a Milano.

"Questi duecento giorni di ricovero sono stati lunghissimi, quasi infiniti, perché ogni non sapevi come riempire le ore e che cosa fare per passare del tempo". Il ruolo più importante lo attribuisce al personale sanitario: "Gli infermieri hanno fatto il lavoro più grande, perché mi hanno salvato. Non solo per la pelle, ma anche per tutto il lavoro sulla psiche, perché anche solo un sorriso, una chiacchierata anche al pomeriggio mi aiutava a non pensare al mio dolore".

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