Leonardo Bove ripercorre a Quarta Repubblica la notte dell'incendio di Capodanno a Crans-Montana che ha devastato il locale Le Constellation causando 41 vittime. Il ragazzo, alla sua prima vacanza invernale in Svizzera, ripercorre quei drammatici minuti: dal momento in cui alcuni amici lo hanno avvisato delle fiamme fino alla fuga dal locale e alla perdita di coscienza.
Leonardo Bove spiega di essere arrivato "con serenità" a Crans-Montana su invito di una compagna di classe, Francesca, precisando di aver raggiunto il locale anche nelle sere precedenti al 31 dicembre. "Era più un pub, non una discoteca vera e propria, perché era un posto dove si andava tra amici senza neanche una pista da ballo".
"Eravamo andato intorno alle 22 e la serata stava proseguendo in maniera molto serena", ha proseguito per poi soffermarsi sui festeggiamenti che hanno preso il via a mezzanotte.
In pochi minuti la situazione è cambiata drammaticamente. Leonardo Bove racconta: "Verso l'1:27, se non sbaglio, ci vengono a chiamare dei nostri amici, ragazzi del gruppo, e ci dicono che ha preso fuoco il locale. In quel momento noi, io e altri due ragazzi, stavamo parlando e non avevamo sentito niente, né grida né un allarme antincendio". Il ragazzo si trovava in fondo al locale, vicino alla zona fumatori, dove c'era un'uscita di sicurezza poco riconoscibile: "C'era una sedia davanti e la gente ci sedeva sopra, perciò non mi sono nemmeno accorto che fosse un'uscita di sicurezza".
Leonardo Bove è riuscito a percorrere la sala centrale, fino alle scale. "Mi sono messo la felpa davanti alla faccia e ho iniziato a fare tutti i gradini, solo che a un certo punto ho inciampato e ho appoggiato a terra la mano destra, quella che ho rischiato di perdere proprio perché credo abbia toccato gli scalini a quasi 1000 gradi".
"Superate le scale ho incominciato a vedere tutto nero e ho sperato fosse un sogno, me lo son proprio detto, dimmi che è un sogno. E poi sono svenuto lì".
Il ragazzo racconta di essersi risvegliato all'esterno, sul marciapiede, senza sapere come sia uscito dal locale. "Mi sono risvegliato vicino alla strada, sul marciapiede, e un ragazzo francese è venuto a vedere se respiravo ancora. Quando ho aperto gli occhi, lui e un altro ragazzo mi hanno portato dentro a un bar".
Leonardo Bove racconta di non aver compreso immediatamente la gravità delle sue condizioni: "Il jeans bianco era pulito, non avevo macchie né aperto, e la maglietta era perfetta. Le braccia erano rosse, però non mi facevano male in quel momento, molto probabilmente per l'adrenalina. E quindi non mi sono preoccupato".
Dopo i primi soccorsi è stato trasferito in ambulanza verso alcuni tendoni, dove ha perso di nuovo conoscenza restando in coma fino al 25 gennaio.
Sulla possibilità di tornare a giocare a calcio, Leonardo Bove dichiara: "Una delle prime cose che ho chiesto è "Io potrò tornare a giocare a calcio?" E loro mi hanno detto che io devo tornare a giocare a calcio. Io ci tornerò, ovviamente con tutta la calma del mondo".
Mentre sugli sviluppi giudiziari legati all'incendio di Crans-Montana, il ragazzo esprime la sua posizione: «Provo molta rabbia, delusione e giustizia, che spero ci sarà in futuro. Sarà molto lunga, credo che finirà quando io sarò in università, ma spero finirà prima o poi".