"L'unica certezza è che chi è entrato in questo appartamento aveva le chiavi, perché la porta non era scassata". Una, la mamma di Pamela Genini, interviene a Dentro la notizia in collegamento da Strozza (Bergamo) insieme al compagno Pier Giuseppe, dopo l'intrusione nella casa di Milano in cui la figlia è stata uccisa.
Il 28 ottobre i familiari sarebbero entrati nell'appartamento, dissequestrato il 5 ottobre, per ritirare gli effetti personali di Pamela e avrebbero trovato il piano superiore messo a soqquadro. Sarebbero spariti gioielli e oggetti personali, mentre sulla porta non risulterebbero segni di effrazione.
Pier Giuseppe se ne sarebbe accorto appena arrivato: "Come siamo saliti, ho notato subito che l'appartamento non era sigillato con niente, c'era solo un cartellino con lo scotch fuori". Poi aggiunge: "Sembrerebbe che manchino tutti i gioiellini, perché le scatolette erano ovunque, vuote e lanciate". Sul posto interviene anche la scientifica: "Hanno trovato un paio di guantini in lattice", spiega.
Una, invece, non sarebbe entrata nella casa: "Non avevo neanche il coraggio". E spiega: "Credo che siano stati portati via tutti i suoi oggetti preziosi, le borse, oggetti personali vari. Penso che sia stato veramente depredato tutto".
Gianluca Soncin, accusato del femminicidio, è in carcere e le sue chiavi sarebbero state confiscate: "Non poteva entrare di sicuro", precisa la donna, che sull'ipotesi di un legame con la profanazione della tomba preferisce non sbilanciarsi: "Non vorrei esprimermi più di tanto su questo argomento, perché gli inquirenti stanno lavorando". E chiude: "Vorrei anch'io le risposte: chi sono queste persone che sono entrate e hanno rubato le cose di mia figlia".