A Dentro la notizia, l'avvocato Massimo Lovati, ex difensore di Andrea Sempio nel caso di Garlasco, interviene in diretta per commentare i risvolti più recenti della vicenda e fare chiarezza sulla propria posizione.
Lovati rivela di essere stato sentito come testimone nell'ambito delle indagini e lancia un affondo nei confronti di alcuni giornalisti: "Quelli che dovevano essere denunciati da me, sanno benissimo che non l'ho fatto, per cui facciano un esame di coscienza, però io non dico né nomi né cognomi, lo sanno loro chi sono".
Il riferimento, spiega, si inquadra in quello che riguarda il caso di Garlasco: "Qua è un pozzo avvelenato, ce n'è per tutti. Dal 2007 al 2027, son 20 anni, chiunque si avvicina a questo pozzo rimane avvelenato".
Sul proprio ruolo nell'indagine della Procura di Brescia, che ipotizza una presunta corruzione per favorire l'archiviazione della posizione di Sempio nel 2017, Lovati ribadisce di non aver avuto rapporti impropri con alcuna autorità: "Assolutamente no. Manco li conosco. Io sono un battitore libero, sono un libero professionista difensore, non ho mai accusato nessuno. Non frequento né carabinieri, né poliziotti e né magistrati. Per me sono di un altro pianeta, li rispetto, ma sono miei pari". E sull'eventualità di essere indagato aggiunge: "Ma se vogliono indagare che indaghino pure".
Lovati commenta la vicenda legata ai circa 50mila euro al centro dell'inchiesta di Brescia: "Erano quattro soldi a fronte di un'attività professionale durata nove mesi".
Sulla consulenza Linarello, il legale sottolinea come la sua acquisizione non abbia avuto alcuna incidenza sugli esiti processuali: "La mia storia non ha inciso per niente sul processo, sarebbe stato archiviato lo stesso".
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