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CRONACA29 settembre 2026

Avvelenate con la ricina, Gianni Di Vita dopo le perquisizioni negli studi: "Sono sereno"

Le parole a Dentro la notizia dopo l'intervento della Squadra Mobile a Pietracatella e Campobasso: "Aspettiamo le indagini"
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Gianni Di Vita parla a Dentro la notizia dopo le perquisizioni condotte dalla Squadra Mobile di Campobasso, su mandato della Procura di Larino, nei suoi due studi professionali. Alla domanda se sia sereno, risponde: "Assolutamente sì".

Continuano le indagini a Pietracatella, dove la moglie Antonella Di Ielsi e la figlia Sara, 15 anni, sarebbero morte avvelenate dalla ricina alla fine di dicembre. Gli investigatori si sarebbero presentati alle 8 nello studio di Pietracatella, a breve distanza dall'abitazione posta sotto sequestro e dove lavorava anche la moglie Antonella. Un'ora più tardi la Squadra Mobile avrebbe raggiunto il secondo studio, a Campobasso.

Le ricerche si sarebbero concentrate su documenti, dati informatici e dispositivi che possano aiutare a ricostruire i contatti e la vita di Antonella prima del decesso, oltre alle relazioni personali della famiglia, alla ricerca di eventuali tensioni.

Gianni Di Vita
Gianni Di Vita

Nel corso delle operazioni sarebbe stata rinvenuta e sequestrata la borsa di Antonella, un reperto mai trovato finora, che conterrebbe documenti legati al suo lavoro. Gianni Di Vita sarebbe stato accompagnato dalla polizia fuori dallo studio di Campobasso e condotto in Questura, dove sarebbe rimasto per circa un'ora a essere ascoltato dagli agenti.

Davanti alle telecamere si limita a dichiarare: "Aspettiamo le indagini. Non posso e non voglio dichiarare nulla, non c'è un motivo". Poi chiude: "Io non penso nulla, ci sono i magistrati che stanno facendo le indagini".

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