Antonella di Ielsi, 50 anni, e sua figlia Sara, 15 anni, sono morte in pochi giorni fra le fine di dicembre e l'inizio del 2024 a Pietracatella (Campobasso). Sarebbero state vittime di avvelenamento da ricina, una sostanza tossica estratta dai semi del ricino letale anche in dosi minime.
La notte del 23 dicembre la famiglia di Vita, composta da Gianni di Vita, ex sindaco e commercialista, la moglie Antonella e la figlia minore Sara, si sarebbe riunita per cena. La figlia maggiore, Alice, sarebbe andata fuori con amici.
Il giorno di Natale, il 25 dicembre, sarebbero apparsi i primi sintomi: febbre, nausea e disturbi gastrointestinali violenti. I famigliari avevano inizialmente pensato a una gastroenterite stagionale, ma Sara e Antonella avrebbero iniziato a stare sempre peggio, con vomito e dolori addominali intensi. Anche Gianni, il padre, avrebbe accusato i primi malori.
Nel giro di poche ore, Sara e Antonella sarebbero andate più volte al pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, dove i medici avrebbero tentato di contrastare quella che sembrava essere una grave intossicazione alimentare. Ma il quadro clinico, anziché migliorare, sarebbe peggiorato rapidamente.
Sara è morta il 27 dicembre. Il suo cuore si sarebbe arrestato senza rispondere alle manovre di rianimazione. Vincenzo Cuzzone, primario della Rianimazione al Cardarelli, ha spiegato a Dentro la notizia: "È andata incontro a questo arresto abbastanza atipico. Ci siamo chiesti come mai questo cuore non ripartisse e fosse così poco responsivo a tutto ciò che noi facevamo in quel momento".
Poche ore dopo, all'alba del 28 dicembre, è morta anche Antonella. Gianni, invece, è stato trasferito all'Istituto Spallanzani di Roma per cure intensive.
I test tossicologici avrebbero rivelato tracce di ricina nel sangue di Sara e Antonella e nei capelli di Antonella. La ricina è una citotossina estratta dai semi del ricino, una sostanza talmente letale che ne basta una dose minima per causare la morte. L'esperto Giorgio Portera ha spiegato a Quarto Grado: "È talmente potente che in poco tempo effettivamente può essere letale. Ne basta una sola molecola per cellula per distruggerla".
Cuzzone ha spiegato a Mattino Cinque: "È una sostanza altamente letale e soprattutto non esiste antidoto. Quindi noi non abbiamo armi a disposizione oltre quello che abbiamo fatto per cambiare l'evoluzione di questa tossicità".
La ricina è inodore e insapore e, quindi, può essere facilmente occultata nei cibi senza essere scoperta. È monitorata rigorosamente a livello ministeriale, il che rende la sua acquisizione estremamente difficile attraverso canali legali.
Gli inquirenti avrebbero messo sotto sequestro numerosi alimenti della cena del 23 e 24 dicembre. Un'ipotesi prevederebbe che il veleno possa essere stato inserito in conserve o pacchi regalo ricevuti per Natale.
Un altro filone investigativo riguarda il dark web. Gli inquirenti ipotizzano che il colpevole abbia acquistato la ricina o i semi trattati attraverso canali clandestini online, dato che la sostanza non è disponibile nei circuiti normali.
L'8 aprile, Gianni di Vita e la figlia Alice sarebbero stati interrogati a lungo. Le loro versioni dei fatti risulterebbero concordanti, ma non avrebbero convinto pienamente gli investigatori. Dopo l'interrogatorio, Gianni avrebbe dichiarato: "Sono tranquillissimo e resto infinitamente addolorato".