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DOSSIER09 aprile 2026

Campobasso, morte avvelenate madre e figlia

Caso ricina a Campobasso: cosa sappiamo sulla morte di madre e figlia, ipotesi di avvelenamento o intossicazione e sviluppi delle indagini
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Antonella di Ielsi, 50 anni, e sua figlia Sara, 15 anni, sono morte in pochi giorni fra le fine di dicembre e l'inizio del 2024 a Pietracatella (Campobasso). Sarebbero state vittime di avvelenamento da ricina, una sostanza tossica estratta dai semi del ricino letale anche in dosi minime.

Cosa è successo a Campobasso: la ricostruzione dei fatti

La notte del 23 dicembre la famiglia di Vita, composta da Gianni di Vita, ex sindaco e commercialista, la moglie Antonella e la figlia minore Sara, si sarebbe riunita per cena. La figlia maggiore, Alice, sarebbe andata fuori con amici.

Il giorno di Natale, il 25 dicembre, sarebbero apparsi i primi sintomi: febbre, nausea e disturbi gastrointestinali violenti. I famigliari avevano inizialmente pensato a una gastroenterite stagionale, ma Sara e Antonella avrebbero iniziato a stare sempre peggio, con vomito e dolori addominali intensi. Anche Gianni, il padre, avrebbe accusato i primi malori.

Nel giro di poche ore, Sara e Antonella sarebbero andate più volte al pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, dove i medici avrebbero tentato di contrastare quella che sembrava essere una grave intossicazione alimentare. Ma il quadro clinico, anziché migliorare, sarebbe peggiorato rapidamente.

Sara è morta il 27 dicembre. Il suo cuore si sarebbe arrestato senza rispondere alle manovre di rianimazione. Vincenzo Cuzzone, primario della Rianimazione al Cardarelli, ha spiegato a Dentro la notizia: "È andata incontro a questo arresto abbastanza atipico. Ci siamo chiesti come mai questo cuore non ripartisse e fosse così poco responsivo a tutto ciò che noi facevamo in quel momento".

Poche ore dopo, all'alba del 28 dicembre, è morta anche Antonella. Gianni, invece, è stato trasferito all'Istituto Spallanzani di Roma per cure intensive.

Cos’è la ricina e perché è un veleno pericoloso

I test tossicologici avrebbero rivelato tracce di ricina nel sangue di Sara e Antonella e nei capelli di Antonella. La ricina è una citotossina estratta dai semi del ricino, una sostanza talmente letale che ne basta una dose minima per causare la morte. L'esperto Giorgio Portera ha spiegato a Quarto Grado: "È talmente potente che in poco tempo effettivamente può essere letale. Ne basta una sola molecola per cellula per distruggerla".

Cuzzone ha spiegato a Mattino Cinque: "È una sostanza altamente letale e soprattutto non esiste antidoto. Quindi noi non abbiamo armi a disposizione oltre quello che abbiamo fatto per cambiare l'evoluzione di questa tossicità".

La ricina è inodore e insapore e, quindi, può essere facilmente occultata nei cibi senza essere scoperta. È monitorata rigorosamente a livello ministeriale, il che rende la sua acquisizione estremamente difficile attraverso canali legali.

Omicidio: le ipotesi della procura

Gli inquirenti avrebbero messo sotto sequestro numerosi alimenti della cena del 23 e 24 dicembre. Un'ipotesi prevederebbe che il veleno possa essere stato inserito in conserve o pacchi regalo ricevuti per Natale.

Un altro filone investigativo riguarda il dark web. Gli inquirenti ipotizzano che il colpevole abbia acquistato la ricina o i semi trattati attraverso canali clandestini online, dato che la sostanza non è disponibile nei circuiti normali.

Le indagini: chi sono gli indagati e cosa non torna

L'8 aprile, Gianni di Vita e la figlia Alice sarebbero stati interrogati a lungo. Le loro versioni dei fatti risulterebbero concordanti, ma non avrebbero convinto pienamente gli investigatori. Dopo l'interrogatorio, Gianni avrebbe dichiarato: "Sono tranquillissimo e resto infinitamente addolorato".