A Zona Bianca, il Procuratore Generale Cedrangolo torna sulla vicenda Garlasco, a distanza di anni dalla requisitoria dell'11 dicembre 2015 con cui, in Cassazione, sostenne l'insufficienza degli indizi raccolti contro Alberto Stasi.
L'intervista esclusiva arriva mentre la Procura di Pavia, nell'ambito dell'inchiesta bis, avrebbe indicato Andrea Sempio come unico responsabile dell'omicidio di Chiara Poggi, e mentre la Procura Generale di Milano valuterebbe la richiesta di revisione del processo a carico dello stesso Stasi.
Cedrangolo rilegge l'incipit della sua requisitoria del 2015, con la quale ebbe il coraggio di ammettere che gli indizi raccolti non erano sufficienti per condannare Alberto Stasi: "In questa sede, in queste aule, non si giudicano imputati, ma si giudicano sentenze. Non si decide se un imputato è colpevole o innocente, perché non abbiamo gli strumenti per deciderlo, ma si stabilisce se una sentenza è fatta bene o è fatta male. Se è fatta male si annulla, se è fatta bene si rigetta il ricorso".
Il procuratore continua: "L'anello debole non era nessuno dei sette indizi di cui parlava la sentenza, ma era quello che l'appello bis riteneva il primo e grave indizio a carico dell'imputato, e cioè il tentativo di accreditare l'ipotesi dell'incidente domestico. E questo indizio, ritenuto il primo e grave, in realtà si è rivelata una bufala, un vero e proprio travisamento processuale".
I nuovi elementi dell'inchiesta bis escluderebbe la presenza di Stasi sulla scena del crimine: "Provo amarezza per una detenzione in realtà provocata da una decisione non adeguatamente motivata, e provo amarezza per un ignobile bagarre che è avvenuta a suo tempo e che adesso puntualmente si è ripropostasi".
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