Milo Infante torna sulla querela per ricettazione presentata nei suoi confronti da Stefania Cappa e annuncia che al suo fianco, per affrontare la vicenda giudiziaria, ci sarà la moglie Sara Venturi, avvocato penalista.
Il conduttore di Verità Nascoste - Il Diario racconta: "Ne ho parlato con mia moglie e ho detto: Sara, vorrei che tu fossi al mio fianco in questa battaglia. Mia moglie, che è un avvocato penalista, mi tutelerà in questa battaglia". Infante spiega la scelta di affidarsi proprio a lei: "Mi sembra giusto che sia una battaglia di famiglia visto che è talmente infame questa accusa che mi fa piacere avere mia moglie, che è la persona che vorrei avere accanto sempre nella vita nei momenti difficili".
Il conduttore poi annuncia: "Non parlerò più di questa vicenda perché ormai è in mano agli avvocati". Infante rivela inoltre di essersi messo a disposizione della magistratura: "Ho già chiesto di essere sentito dalla Procura di Milano dove dovesse essere utile per riferire di tutto quello che mi è consentito, che la mia deontologia professionale mi consente".
La querela per ricettazione, presentata da Stefania Cappa nei confronti di Infante, era arrivata dopo che il conduttore aveva mostrato in esclusiva, nella prima puntata del programma, il contenuto di un altro atto: la denuncia con cui la stessa Cappa aveva accusato l'avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, l'inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe e l'ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco Francesco Marchetto, nella quale si ipotizzerebbe una regia organizzata alle spalle delle nuove indagini sull'omicidio di Chiara Poggi.
Nella puntata precedente, commentando la contestazione ricevuta, Infante aveva dichiarato: "In un Paese che è al 56° posto nella classifica dei Paesi dove la libertà di stampa è tutelata, è garantita, devo dire fa un po' effetto che un avvocato contesti a un giornalista un reato che è molto grave, è un reato infamante, che non appartiene alla professione giornalistica". Il conduttore aveva anche raccontato il confronto con il direttore generale dell'informazione Mediaset Mauro Crippa, spiegando di aver comunque scelto di assumersi in prima persona ogni eventuale responsabilità: "Se io sono colpevole del reato di ricettazione è giusto che paghi di tasca mia, perché questo reato non appartiene alla professione giornalistica".
La vicenda si inserisce nel filone di polemiche legate al caso Garlasco, riacceso dalla querela della famiglia Cappa nei confronti di De Rensis, De Giuseppe e Marchetto, nella quale si ipotizzerebbe una regia organizzata alle spalle delle nuove indagini sull'omicidio di Chiara Poggi.
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