Toni Capuozzo racconta a Verissimo come è riuscito a portare in Italia Kemal, che allora aveva meno di un anno e che aveva perso una gamba nella guerra in Bosnia ed Erzegovina. In quel periodo il giornalista, 77 anni, si trovava a Sarajevo come inviato.
"L'ho conosciuto mentre facevamo un servizio come se ne fanno tanti in un posto di guerra. Il mio operatore, Igor, vide questo bambino e lo prese in braccio. Prendendolo in braccio impallidì e mi disse: "È senza una gamba". Non ce ne eravamo accorti subito, aveva otto mesi e con la tutina non si vedeva subito", dice Toni Capuozzo, che in quel momento decise di portare in salvo quel bambino: "Come avrebbe potuto imparare a camminare in una città in cui si sparava sui pedoni, in cui bisognava correre per sfuggire ai colpi? Ci siamo detti che bisognava portarlo via. Non c'entrava niente con il nostro lavoro".
Il giornalista ricorda anche come è riuscito a lasciare Sarajevo insieme a Kemal: "Abbiamo parlato a lungo con la nonna e il padre. L'hanno tenuto sveglio tutta la notte, in modo che, affamato, si addormentasse al primo biberon. L'abbiamo messo sotto al sedile posteriore, sotto a un giubbotto antiproiettile. In queste cose bisogna avere fortuna. Quel giorno pioveva e non si vedeva benissimo l'interno dell'auto. Inoltre nei giorni precedenti abbiamo passato spesso i posti di blocco per fare in modo che si abituassero alle nostre facce e avevamo distribuito bottiglie di grappa. Quel giorno siamo passati dicendo: 'Torniamo in Italia' e nessuno ci controllò".
Kemal è vissuto per cinque anni in Italia insieme a Toni Capuozzo e la sua famiglia. "Sono state brave mia moglie di allora, Monica, e mia figlia Marta ad accoglierlo", dice il giornalista, che considera Kemal come un figlio e anche Kemal lo chiama papà. "Non c'è bisogno del Dna per voler bene a una persona come se fosse un figlio", dice Toni Capuozzo, che è papà anche di Pietro: "È nato dopo che Kemal è andato via, però si chiamano 'brat', che significa fratello in slavo".
Dopo cinque anni in Italia, Kemal è tornato a Sarajevo dal suo papà. "Quella è stata la pagina più dolorosa, ma nulla impedisce a una persona di avere due padri".