Elenoire Casalegno si è raccontata in un'intervista in cui ha parlato anche della figlia Swami, nata nel 1999 dalla relazione con DJ Ringo. "Swami somiglia molto al papà, ma è un mix. Non le interessa il mondo dello spettacolo, ha i suoi interessi. Avevo 23 anni quando è nata, e sostanzialmente l’ho cresciuta da sola. Con Ringo ci siamo separati presto, ma siamo rimasti in ottimi rapporti. Sono stata una mamma apprensiva, che cercava di reprimere l’ansia", ha affermato a Repubblica la showgirl, 50 anni.
Riguardo alla maternità, Elenoire Casalegno ha aggiunto: "Sono madre, ma vorrei dire che una donna è completa anche senza figli. I figli sono un’esperienza che, se non la fai, non si può comprendere. Punto. Ma non è vero che la maternità ti rende una persona migliore o ‘completa’, è un retaggio culturale errato. Quando sento qualcuno che dice queste cose, vorrei mandarlo a quel paese. Basta. E basta anche con i parenti che dopo le nozze chiedono: 'Ancora niente figli?'. Non sono affari loro”. Alla domanda cosa dica oggi a sua figlia, la showgirl ha risposto: "'Fai quello che pensi sia giusto per te'. Non faccio ragionamenti tipo: scegli un lavoro molto richiesto, perché se poi non le piace, avrà una vita da infelice. Deve essere portata".
Nell'intervista Elenoire Casalegno ha parlato anche del ruolo che ha avuto l'amore nella sua vita, rivelando di aver vissuto una relazione tossica: "In un momento mio di fragilità. Ci ho lavorato molto sopra. I narcisi patologici li riconosci a chilometri, sono uomini intelligenti, intuiscono la vulnerabilità. Tendono a buttarti giù e quando reagisci impazziscono. A quel punto riprovano a conquistarti, falliscono e trovano un’altra preda. Però dopo che sperimenti un narcisista, impari la lezione. Capita una volta, non c’è una seconda”.
Ospite a Verissimo, Elenoire Casalegno aveva parlato della figlia Swami, rivelando di aver avuto delle complicazioni durante la gravidanza: "Io stavo bene. Ho avuto una gravidanza normalissima. Una mattina, all'ottavo mese, mi svegliai e sentii che c'era qualcosa che non andava. Solo che mi vergognavo di chiamare la dottoressa perché non sapevo cosa dirle, non avevo dei dolori. Poi la chiamai, lei mi rassicurò, ma poi mi richiamò per fissare un monitoraggio. In clinica, durante il monitoraggio, da sdraiata si sentiva il battito, ma di fianco il battito spariva. In 24 minuti mia figlia nacque. Se non ci fosse stato quel tempismo, quella sensazione, se la dottoressa non mi avesse richiamata, l'epilogo non sarebbe stato lo stesso".