Daniela Cella commenta a Verissimo la sentenza che ha portato, dopo trent'anni, alla condanna, in primo grado, di Anna Lucia Cecere per l'omicidio di Nada Cella, sorella di Daniela.
"È un primo passo, però sono dovuti passare 30 anni. Sono stati 30 anni un po' travagliati", afferma Daniela, la cui mamma non ha mai smesso di lottare per la giustizia della figlia Nada. "La riapertura del caso la si deve esclusivamente a lei. Io, devo dire, che in un primo momento non sono riuscita a sostenerla come avrei dovuto. È stata dura ricominciare un percorso che è stato un calvario", spiega Daniela, riferendosi alle delusioni in campo giudiziario dopo la morte della sorella, di cui l'ultima nel 2024, quando Anna Lucia Cecere venne prosciolta.
Proprio a causa delle delusioni, Daniela e la mamma non erano presenti alla lettura dell'ultima sentenza che ha portato alla condanna di Anna Lucia Cecere: "Mia madre non aveva la forza e io, dopo la delusione di marzo 2024, non me la sono sentita perché avevo paura di un esito negativo e quindi di non reggere il colpo".
Per quanto riguarda il momento in cui è arrivata la sentenza. "Ho ricevuto la notizia mentre stavo tornando a casa dal lavoro. Mi ha chiamata l'avvocato, mi sono fermata con la macchina e mi ha detto: 'Daniela, li hanno condannati tutti", spiega Daniela riferendosi alla condanna, oltre che di Anna Lucia Cecere, anche del commercialista Marco Soracco - presso cui lavorava Nada - per favoreggiamento.
"Ho avuto un momento di smarrimento perché ero talmente presa dal fatto che poteva andare di nuovo come a marzo 2024 che mi è girata un po' la testa. Ho pensato: 'Sta succedendo veramente?'. Mi sono messa a piangere perché in quel momento mi sono venuti in mente Nada e il mio papà, che è stato una vittima indiretta", aggiunge Daniela Cella, il cui padre è morto in seguito a un incidente in auto causato da un malore: "Stava andando con la macchina al cimitero, è finito in un burrone".