Amanda Knox ripercorre in un'intervista esclusiva la sua vicenda e parla del processo per l'omicidio di Meredith Kercher, per cui è stata imputata e poi assolta. Nel 2009, Amanda Knox è stata condannata in primo grado insieme al fidanzato di allora Raffaele Sollecito. Dopo la condanna, ammette a Verissimo di aver pensato al suicidio: "Dopo il verdetto, ho pensato che la mia vita non valeva di essere vissuta. Poi mi sono ricordata che la mia vita non appartiene soltanto a me e ho deciso di vivere. Quando decidi di vivere, diventa tua responsabilità rendere la tua vita vivibile. Ho fatto un passo alla volta, iniziando dai piccoli gesti come scrivere ai miei genitori, fare gli addominali".
Amanda Knox ricorda anche cosa ha pensato subito dopo la condanna: "Avevo 22 anni quando sono stata condannata a 26 anni. Piangevo perché non avrei potuto realizzare la vita che sognavo, perché non sarei potuta diventare mamma, che è sempre stato il mio desiderio".
Dopo essere stati assolti in Appello, Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati nuovamente condannati dall'Appello Bis, dopo la sentenza della Cassazione. Dopo la condanna, è un nuovo passaggio in Cassazione a sancire l'assoluzione definitiva di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Per l'omicidio di Meredith Kercher è stato condannato in via definitiva con rito abbreviato Rudy Guede.
Riguardo al processo e a quello che ne è seguito, Amanda Knox aggiunge: "Ho chiesto scusa a Patrick Lumumba, perché è stato messo in carcere, ha perso il suo locale, ha perso tanto, ma le mie scuse non gli bastano". Per quanto riguarda, invece, il rapporto con Raffaele Sollecito, afferma: "Ci vogliamo ancora bene. Quando sono tornata in Italia abbiamo fatto finalmente il viaggio a Gubbio che dovevamo fare quella mattina. Lui spingeva il passeggino di mia figlia. Un artista di strada si è avvicinato e gli ha chiesto se fosse sua la bambina e lui ha risposto di no. In quel momento mi è venuto in mente che le nostre vite potevano essere diverse".
Parlando della sua vita dopo l'assoluzione, Amanda Knox dice: "Tornare dalla mia famiglia era la cosa che avevo sognato per tutto quel tempo. Non sono potuta tornare a casa mia perché attorno era pieno di paparazzi. Ci siamo nascosti a casa di mia zia. Sognavo di tornare a una vita anonima. Mi sono tagliata i capelli corti, ho messo gli occhiali, ho iniziato a lavorare in una libreria in un seminterrato per evitare che qualcuno mi trovasse. I paparazzi mi seguivano sempre. Ho capito che la vita anonima non sarebbe mai esistita per me. Nonostante i verdetti e l'assoluzione, per tanta gente sarei stata la ragazza accusata di omicidio".
Ripensando alla sua storia Amanda Knox afferma: "Penso che questa sia una storia di misoginia: le è stata tolta la vita come se non valesse niente e io sono stata messa in carcere come se non valessi niente, quando eravamo entrambe innocenti".