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CRONACA25 maggio 2026

Morte a Campobasso, Locatelli sull'avvelenamento da ricina: "Primo caso al mondo con queste caratteristiche"

Dentro la notizia torna sul caso della morte di madre e figlia in provincia di Campobasso per presunto avvelenamento da ricina intervistando il prof. Locatelli
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Dentro la notizia torna sul caso della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, le due donne che sarebbero morte per avvelenamento da ricina lo scorso dicembre in provincia di Campobasso, durante le festività natalizie. L'inviata della trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi ha intervistato il professor Carlo Locatelli, direttore del centro Antiveleni di Pavia nominato consulente dalla Procura di Larino insieme al professor professore Daniele Merli. Proprio Locatelli è colui che aveva rinvenuto la presenza di ricina nel sangue delle due donne morte.

Riguardo la presenza della ricina nel sangue di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, il prof. Locatelli dichiara: "Per essere certi e non avere dubbi abbiamo fatto infinite prove con campioni diversi proprio per fornire una cosa che non fosse confutabile. Fare diagnosi da intossicazione da ricina non avrebbe potuto farla nessuno al mondo, purtroppo non esistono altri esempi al mondo, sono i primi due casi di una dose di ricina misurata di due persone che decedono. Quindi è il primo caso al mondo, non abbiamo raffronti e paragoni".

Il professor Carlo Locatelli
Il professor Carlo Locatelli

Riguardo invece al campione di Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte, il professor Locatelli spiega: "Il campione del padre a noi è risultato negativo. Oltretutto quel campione per noi ha una validità totalmente parziale perché è un campione che ci è arrivato mesi dopo il prelievo e noi abbiamo visto che la ricina pian pianino scompare dal sangue delle persone e oltretutto il campione era stato mantenuto a temperature diverse dalle quali noi conserviamo le proteine per non farle scomparire e quindi anche quello può essere causa della negatività del campione. Abbiamo anche spiegato che questa negatività non esclude che lui abbia assunto ricina in un certo quantitativo, non in una dose letale evidentemente, e che poi sia scomparsa dal campione".

"Vorremmo solo vivere in pace, questa è la verità", erano state le parole dette da Gianni Di Vita ai microfoni di Dentro la notizia lo scorso aprile.