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CRONACA15 luglio 2026

Aurora uccisa a Piacenza, la mamma sulla confessione del fidanzato: "Secondo me è studiata dall'inizio"

A Morning News, Morena commenta l'ammissione dell'ex fidanzato di sua figlia durante il processo d'appello: "Il ragazzo non aveva nessun tipo di emozione. Il viso è rimasto fermo"
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A Morning News, Morena, la mamma di Aurora Tila, la tredicenne uccisa a Piacenza il 25 ottobre 2024, commenta l'ammissione di responsabilità arrivata dall'ex fidanzato della ragazza durante la prima udienza del processo d'appello a Bologna.

L'ex fidanzato di Aurora, quindicenne all'epoca dei fatti, in primo grado sarebbe stato condannato con rito abbreviato a 17 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato da stalking, futili motivi e legame affettivo. Nella prima udienza del processo d'appello a Bologna il giovane avrebbe reso dichiarazioni spontanee ammettendo per la prima volta le proprie responsabilità.

"Semplicemente questo ragazzo ha detto sì, sono stato io. Il mio pensiero non è cambiato nei suoi confronti. A 15 anni ucciso una ragazzina di 13 anni, la più giovane vittima d'Europa. L'ha fatta soffrire per un'ora e mezza prima di ucciderla dicendole che era l'ultimo appuntamento, poi non si sarebbero più visti. Questa è stata una cosa orrenda", commenta la madre, che sull'atteggiamento dell'imputato in aula aggiunge: "Il ragazzo non aveva nessun tipo di emozione. Il viso è rimasto fermo".

La mamma di Aurora Tila
La mamma di Aurora Tila

La confessione, secondo Morena, sarebbe una strategia: "Dopo un abbreviato tu comunque ti proclami, prima hai continuato a dire per quasi due anni, non per poco, che eri innocente, adesso all'improvviso ti sei svegliato dicendo: sono stato io, l'ho uccisa io, sono colpevole io, e questo ti renderebbe le cose più facili". La madre ipotizza quindi che l'ammissione sarebbe calcolata: "Secondo me è studiata dall'inizio".

Nessun segnale di pentimento, aggiunge, sarebbe arrivato neppure dai familiari dell'imputato: "Né lui, né la madre che era a pochi metri da me, avevano il volto di una persona pentita".

La mamma di Aurora ricostruisce poi i segnali che sarebbero stati ignorati: "Noi siamo andate dall'assistenza sociale per dire che questo ragazzo non smetteva di stare attaccato a mia figlia e lo vedeva dovunque. Mi hanno risposto che era una cosa normale a questa età e di ragazzi così ne avrebbe incontrati a migliaia. Peccato che poi non è stato così". La ragazzina, racconta, avrebbe confidato le proprie paure anche agli specialisti: "Aurora ha sempre detto anche alla psicologa e alla neuropsichiatra infantile che lei aveva paura di questa persona".

Il processo dovrebbe proseguire a settembre, in attesa di una relazione sulla condotta tenuta dal giovane durante la detenzione nel carcere minorile.

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