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DOSSIER27 febbraio 2026

Sparatoria Rogoredo, chi è Carmelo Cinturrino e cosa è successo

Dalla sparatoria nel quartiere di Milano alle indagini su Carmelo Cinturrino: tutto quello che sappiamo sul caso del poliziotto di Rogoredo
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Caso Rogoredo, chi è il poliziotto Carmelo Cinturrino e cosa è successoCaso Rogoredo, chi è il poliziotto Carmelo Cinturrino e cosa è successo

Il ventottenne Abderrahim Mansouri, conosciuto come "Zack", è stato ucciso il 26 gennaio per mano dell'agente di polizia Carmelo Cinturrino durante un’operazione antidroga avvenuta nel "boschetto" vicino alla stazione di Rogoredo, a Milano. Il poliziotto sarebbe ora sotto indagine per omicidio volontario.

Sebbene Cinturrino avesse inizialmente parlato di legittima difesa sostenendo di essere stato minacciato con un'arma, le prove scientifiche e il ritrovamento del suo DNA su una pistola giocattolo suggerirebbero la messinscena di un falso conflitto a fuoco per coprire l'uccisione di un uomo disarmato.

Chi è Carmelo Cinturrino

Carmelo Cinturrino è un assistente capo della Polizia di Stato di 41 anni, originario di Messina, in servizio a Milano da sedici anni presso il commissariato di via Mecenate. Le indagini, però, avrebbero fatto emergere che Cinturrino sarebbe conosciuto dagli spacciatori con lo pseudonimo di "Luca".

L'agente di Milano viveva nel quartiere Corvetto con la compagna, custode di uno stabile dove, secondo alcuni testimoni, il viavai di pusher e tossicodipendenti era continuo e indisturbato, poiché, si sospetta, il poliziotto avrebbe chiuso gli occhi sui traffici in cambio del pagamento di un "pizzo".

Cosa è successo a Rogoredo

La sparatoria di Rogoredo è avvenuta nel tardo pomeriggio del 26 gennaio, durante un’operazione antidroga nel cosiddetto "boschetto della droga". Secondo la prima ricostruzione fornita da Cinturrino, lui e un collega stavano effettuando un controllo quando si sono avvicinati due uomini. Uno di questi, Abderrahim Mansouri, conosciuto come "Zack", avrebbe estratto una pistola puntandola contro gli agenti. Il poliziotto gli avrebbe sparato, uccidendolo.

I successivi rilievi tecnici, però, indicherebbero che Mansouri sarebbe stato disarmato al momento dello sparo. Inoltre, sarebbero trascorsi 23 minuti prima che l’agente decidesse di chiamare il 118.

Sparatoria Rogoredo, perché il poliziotto è indagato

Carmelo Cinturrino è stato indagato e successivamente fermato con l'accusa di omicidio volontario. Gli inquirenti riterrebbero che l'agente abbia sparato volontariamente all'uomo. Cinturrino avrebbe inoltre ordinato a un collega più giovane di recuperare dal suo zaino una replica di una Beretta 92 per piazzarla accanto al corpo e simulare la legittima difesa.

Sulla pistola giocattolo non sarebbero state trovate impronte del pusher di Rogoredo, ma sarebbero emerse tracce biologiche e il DNA del poliziotto. Secondo alcune testimonianze, inoltre, pare che Mansouri fosse costretto a consegnare all'agente cinque grammi di cocaina e 200 euro al giorno, e che avesse intenzione di denunciarlo poco prima di essere ucciso. Nell'inchiesta sarebbero coinvolti anche quattro colleghi di Cinturrino, indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso.

Il quartiere Rogoredo e il contesto

Il quartiere Rogoredo, situato nella periferia sud di Milano, sembrerebbe essere una delle piazze di spaccio più conosciute. È qui che è stato ucciso Mansouri, un cittadino marocchino irregolare con precedenti per rapina e droga.

Il caso ha scatenato un acceso scontro politico sullo scudo penale per le forze dell'ordine: alcuni esponenti del governo come Matteo Salvini hanno inizialmente difeso l'operato dell'agente, mentre l'opposizione ha criticato la strumentalizzazione della vicenda, accusando l'esecutivo di voler introdurre una sorta di impunità preventiva e di aver avviato una campagna di delegittimazione dei magistrati.

La testimonianza di un ragazzo di Rogoredo: “Cinturrino mi metteva la droga in tasca”

A È Sempre Cartabianca va in onda la testimonianza di un ragazzo di Rogoredo. Secondo la versione raccontata dal ragazzo, Cinturrino avrebbe alcuni modi di agire abituali: "Lui viene direttamente e mi arresta. Mi mette in macchina e mi porta in questura. Mi ha arrestato senza che io avessi niente. Lui aveva già tutto. Lui entra sempre nel bosco di Rogoredo, i ragazzi scappano e lasciano le cose lì".

"Quando prende qualcuno qui in zona, gli mette sei o dieci grammi in tasca", dichiara il ragazzo secondo la versione che dovrà essere vagliata dalla magistratura.

Carmelo Cinturrino, la lettera del poliziotto dal carcere

Nel corso della puntata di Dritto e rovescio di giovedì 26 febbraio, Paolo Del Debbio ha mandato in onda una fotografia della lettera che Carmelo Cinturrino ha scritto dal carcere di San Vittore il 25 febbraio. "Vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo - inizia così il messaggio scritto dal poliziotto accusato di omicidio volontario - Credetemi ho avuto paura, prima che quel ragazzo mi colpisse, poi dopo aver sparato delle conseguenze del mio gesto. Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace anche per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto, ma mi sono sentito disperato".

Cinturrino continua: "Mi scuso con i miei colleghi tutti, ma posso garantire che nella vita sono sempre stato onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e lodi ricevuti negli anni, assenza di alcun tipo di sanzioni disciplinari e stima dei colleghi delle volanti, del commissariato di Mecenate e non solo. Perdonatemi, pagherò per il mio errore".