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DOSSIER08 ottobre 2026

Chi è Guido Gianni, il gioielliere vittima di rapina graziato da Mattarella

Chi è Guido Gianni, il gioielliere di Nicolosi graziato da Mattarella: cosa ha fatto, la rapina, la condanna e le differenze con il caso di Mario Roggero
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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia parziale a Guido Gianni, l'orefice di Nicolosi condannato in via definitiva per l'uccisione di due rapinatori nel febbraio 2008.

Il caso richiama alla memoria la recente vicenda di Mario Roggero, il gioielliere piemontese la cui condanna è stata confermata in Cassazione.

Cosa ha fatto Guido Gianni: la rapina del 18 febbraio 2008

Il 18 febbraio 2008 tre malviventi fecero irruzione nella gioielleria di Guido Gianni, orafo oggi 66enne, originario di Torino e da oltre trent'anni residente a Nicolosi, in provincia di Catania. All'interno si trovavano il titolare, la moglie Maria Angela Distefano e un cliente. Durante l'assalto, uno dei rapinatori avrebbe puntato una pistola alla tempia di Gianni, mentre la moglie dell'orafo sarebbe stata aggredita.

Di fronte all'aggressione, Gianni sparò ai rapinatori uccidendo due dei banditi, entrambi di 21 anni, e ferendo il terzo, un pregiudicato di 30 anni. A Dritto e Rovescio, Gianni aveva raccontato: "Mi ha puntato un'arma alla tempia. Vedo mia moglie soggiogata e stretta dal collo. Non riusciva neanche più a respirare". Il gioielliere aveva poi commentato: "Sono stato io la vittima di tutta questa situazione. Accusare una persona di omicidio volontario non è solo pesante, ma è qualcosa di grave per me che ho sempre rispettato le legge".

Perché Guido Gianni è stato condannato

Iscritto inizialmente nel registro degli indagati con l'ipotesi di legittima difesa, l'iter giudiziario nei confronti dell'orafo vide la Procura formulare una richiesta di condanna a 17 anni di reclusione. Al termine dei tre gradi di giudizio, i giudici hanno condannato Guido Gianni in via definitiva a 12 anni e 4 mesi di reclusione con l'accusa di duplice omicidio e tentato omicidio.

La sentenza ha disposto anche l'obbligo di risarcimento economico in favore dei familiari dei due rapinatori rimasti uccisi.

Legittima difesa: perché non è stata riconosciuta

La legittima difesa è stata esclusa dai magistrati perché, sebbene sia stata accertata la colluttazione iniziale negli spazi interni della gioielleria, i periti hanno ricostruito che i colpi mortali vennero esplosi alle spalle dei malviventi mentre questi stavano abbandonando il locale.

Poiché l'uso dell'arma da fuoco è proseguito durante la fase di fuga degli aggressori, la corte ha ritenuto venuto meno il requisito dell'attualità del pericolo per l'incolumità fisica dell'esercente e dei presenti, configurando il reato di omicidio volontario.

La petizione della moglie Maria Angela Distefano

A seguito della sentenza definitiva, la moglie dell'orafo, Maria Angela Distefano, ha avviato un'intensa mobilitazione, promuovendo nel 2022 una petizione indirizzata al Capo dello Stato.

La donna ha inoltre denunciato il grave decadimento psicofisico subito da Gianni durante la detenzione: "Mio marito ha perso più di 50 kg, è l'ombra di sé stesso, sta morendo e lo Stato non sta facendo nulla", aveva dichiarato la moglie a Dritto e Rovescio, aggiungendo: "Io ho scritto ai Presidenti, alla signora Meloni, al presidente di Camera e Senato, ho scritto a Nordio, ho anche scritto anche al Papa, nessuna risposta. Non solo siamo stati abbandonati dalle istituzioni, ma lo Stato non sta facendo nulla. Io dico sempre questo e prego un incontro proprio con il Presidente Mattarella perché abbiamo chiesto la grazia".

La grazia di Mattarella: cosa prevede il decreto

Il 7 ottobre 2026, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto di grazia parziale nei confronti di Guido Gianni. Il provvedimento di clemenza dispone l'estinzione di 3 anni e 2 mesi di reclusione. Al momento dell'emanazione dell'atto presidenziale, l'orafo ha già espiato 5 anni e 3 mesi della pena inflitta.

Guido Gianni tornerà libero?

Con l'abbattimento di tre anni e due mesi garantito dalla grazia parziale, la pena residua a carico di Guido Gianni scende al di sotto della soglia dei quattro anni. Tale misura consente l'accesso agli istituti alternativi alla detenzione, nello specifico l'eventuale affidamento in prova al servizio sociale.

Spetterà ora al Tribunale di Sorveglianza vagliare la richiesta per permettere all'orafo di scontare la parte rimanente della condanna fuori dalle strutture carcerarie.

A chi ha concesso la grazia Mattarella: gli altri due decreti

La misura adottata in favore di Guido Gianni non è stata isolata. Nel medesimo contesto, il Capo dello Stato ha firmato complessivamente tre provvedimenti di clemenza individuale, tra i quali rientra la grazia parziale concessa a Gianni.

Gli altri due provvedimenti riguardano due condannati per delitti in materia di stupefacenti. Per questi due casi non sono stati divulgati i nomi.

Guido Gianni e Mario Roggero: le differenze tra i due casi

Il caso di Guido Gianni ricorda la vicenda penale di Mario Roggero, il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato in via definitiva il 15 luglio 2026 a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l'uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo avvenuti nell'aprile 2021.

In entrambi i casi, ad essere stati coinvolti sono stati piccoli esercenti vittime di rapine con armi poi rivelatesi giocattolo e minacce dirette ai propri familiari. La legittima difesa è stata negata a causa del momento sproporzionato o differito dell'uso delle armi, con condanne al carcere e all'obbligo di risarcire le famiglie dei rapinatori deceduti.

Nel caso di Gianni, gli spari hanno avuto origine all'interno del negozio durante una colluttazione diretta a contatto fisico, durante la quale la moglie era priva di sensi al suolo. Nel caso di Roggero, invece, il gioielliere ha prelevato la pistola da un cassetto dopo l'uscita dei malviventi dal locale, inseguendoli all'esterno e sparando in strada.

Guido Gianni era incensurato. Nei confronti di Mario Roggero figurava invece un precedente risalente al 2005 per minacce a mano armata nei confronti del fidanzato della figlia, conclusosi nel 2007 con un patteggiamento.

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