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Mattino Cinque

CRONACA19 maggio 2026

Modena, parla l'avvocato di Salim El Koudri: "Al momento non chiediamo la perizia psichiatrica"

A Mattino Cinque sono emersi alcuni elementi inediti riguardanti la strage di Modena. In collegamento Fausto Gianelli, il legale di Salim El Koudri.
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Nella puntata di martedì 19 maggio di Mattino Cinque si torna a parlare della strage di Modena. Nel corso della trasmissione interviene Fausto Gianelli, l'avvocato di Salim El Koudri, l'investitore che con la sua auto ha travolto una decina di persone nella giornata di sabato 16 maggio. Otto le persone rimaste ferite, quattro in modo grave. L'auto avrebbe colpito una donna schiacciandole le gambe: la vittima avrebbe subito l'amputazione di entrambi gli arti.

"Oggi, in questa fase, non chiediamo la perizia psichiatrica - dice il legale poco prima di entrare nell’udienza per la convalida del fermo del suo assistito - Attendiamo gli esiti delle indagini in corso, indagini che sono molto efficaci e veloci. Ora chiederò che ci sia un medico che lo visiti perché ha bisogno di essere stabilizzato, di riprendere quelle terapie che prendeva in passato e che ha sospeso".

Fausto Gianelli, l'avvocato di Salim El Koudri
Fausto Gianelli, l'avvocato di Salim El Koudri

L'avvocato Fausto Gianelli, in merito al tema della frustrazione di Salim El Koudri nel sentirsi straniero, commenta così: "In realtà c'era la frustrazione del lavoro, lui aveva fatto l'università con il massimo dei voti e non trovava un lavoro adeguato. È ovvio che non è la causa e la spiegazione di un gesto come quello, è una frustrazione che si inserisce, io credo, in una mente malata che queste difficoltà lavorative hanno fatto deflagrare. Sulla condizione del sentirsi straniero io ho provato a parlare con lui e con la famiglia, però El Koudri è un ragazzo che parla italiano con l'accento modenese, che conosce il Marocco come un luogo di vacanza dove vive il nonno, dove è stato pochissime volte. Lui in realtà si sente totalmente italiano".

In un altro passaggio dell'intervista, il legale aggiunge: "Ho provato a capire le sue vere e proprie manie di persecuzione. Una, quella che lo conduce poi al centro di salute mentale, è di sentire voci del diavolo che gli parla; quindi, inquadrarle e dargli una spiegazione logica non è semplice. Ho cercato di farmi spiegare le ragioni sul perché ha fatto questo folle gesto, e lui mi ascoltava e se l'è fatto raccontare, perché io gli chiedevo la dinamica, lui non mi diceva nulla e sembrava ricordarsi poco, e quando gliel'ho raccontata io, allora gli ritornava alla mente. Mi ha detto che è uscito di casa perché ha sentito che stava per morire. Io gli ho chiesto se volesse uccidersi e lui mi ha risposto: ‘No, io non volevo uccidermi però ho capito che stavo morendo e dovevo scappare’. Il suo racconto non ha una grande coerenza".

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