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L'INTERVISTA03 marzo 2026

Morti sospette in ambulanza, l'autista indagato: "Sono sereno"

L'operatore ventisettenne della Croce Rossa, accusato di omicidio volontario continuato per la morte di cinque pazienti anziani, parla a Dentro la notizia: "Le persone erano già in condizioni critiche o malati terminali"
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L'autista di ambulanza di 27 anni indagato dalla Procura di Forlì per omicidio volontario continuato nella vicenda delle morti sospette di cinque pazienti anziani parla a Dentro la notizia dichiarandosi totalmente estraneo ai fatti.

L'operatore della Croce Rossa, sospeso a tempo indeterminato, si difende: "L'opinione pubblica che legge i giornali, se li legge in maniera corretta, in tutti c'è scritto che la procura non ha fatto emergere nulla, ma che sono tutte chiacchiere fino ad oggi. Io da quando ho quattordici anni sono all'interno dell'associazione e da quattro anni lo svolgo come dipendente".

Sui dettagli dei trasporti che hanno coinvolto le persone decedute, l'autista chiarisce: "Vorrei far chiarezza che le persone non provenivano da abitazione verso ospedale, ma andavano da ospedale a ospedale. Le condizioni erano già critiche come malati terminali e non gente in salute".

Sulla ragione dell'indagine nei suoi confronti, l'operatore risponde: "L'indagine è giusto che ci sia e vado avanti. Io non sono a conoscenza che sia solo a carico mio, sia chiaro".

L'autista conclude: "Ad oggi, come ripeto, tutta la gente non è a conoscenza di nulla. Quello che si sente in giro sono chiacchiere. Ad oggi, tralasciando fatti che la procura sta indagando, io sono a casa mia, sereno, tranquillo, senza alcun tipo di restrizione".

La Procura di Forlì avrebbe aperto un fascicolo nei confronti dell'operatore con l'ipotesi di reato di omicidio volontario continuato, aggravato dalla premeditazione e dall'uso di sostanze letali o altri mezzi insidiosi. I decessi riguarderebbero cinque pazienti anziani e affetti da patologie croniche, avvenuti durante o immediatamente dopo il trasporto in ambulanza.

L'episodio che avrebbe fatto scattare la denuncia risalirebbe allo scorso novembre, quando una donna ultraottantenne, entrata in ambulanza in condizioni non critiche, sarebbe arrivata in ospedale in arresto cardiaco. Gli inquirenti avrebbero individuato un "minimo comune denominatore": si trattava sempre di persone anziane e malate, trasportate dallo stesso operatore verso cliniche di Forlì e Cesena.

Per protocollo, a bordo di un'ambulanza, dovrebbero essere sempre presenti due soccorritori, di cui uno con funzioni di autista. Le indagini sarebbero tuttora in corso per fare chiarezza su cosa sia accaduto durante i tragitti e se i decessi siano effettivamente riconducibili a un intervento doloso.

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