Rachel Birmingham, zia dei tre bambini della famiglia nel bosco, racconta a Dentro la notizia le condizioni dei nipoti nella casa-famiglia di Vasto.
La zia rivela che i bambini avrebbero cercato di dissuaderla dal venire in Italia: "Quando abbiamo detto ai bambini che saremmo arrivate dall'Australia, loro ci hanno detto: Non venite qui, è pericoloso. Io li ho rassicurati dicendo che sarebbe andato tutto ok, ma loro me l'hanno ripetuto: Questo è un posto brutto".
Rachel riferisce quello che i nipoti le hanno raccontato: "I bambini mi hanno detto che le persone nella casa famiglia di Vasto sono cattive, non sono gentili, non sono buoni. Gli raccontano bugie".
La zia racconta: "Gli avevano detto che se si fossero svegliati durante la notte con gli incubi avrebbero chiamato la loro mamma, non l'hanno mai chiamata. I bambini si sono svegliati urlando. Volevano andare a casa, erano traumatizzati, si sono svegliati con gli incubi. E dov'era la loro mamma? La loro mamma non era lì".
Rachel descrive i problemi fisici e psicologici dei bambini: "I bambini non riuscivano più a dormire, non dormono, le loro abitudini alimentari sono cambiate, il loro appetito è cambiato, sono affamati. Tutto ciò non è salutare psicologicamente".
La zia dichiara: "I bimbi sono molto cambiati lì dentro, sono chiusi in un guscio, non riescono a stare fermi, mi hanno colpita, sono diventati violenti". Rachel aggiunge: "Mia madre gli ha portato un giocattolo e loro hanno necessità di masticarlo, di stringerlo in mano per restare calmi. Questo perché sono spaventatissimi, sono traumatizzati e spaventati".
Rachel conclude con un appello: "Questi bambini subiscono danni psicologici ogni giorno in cui rimangono lì dentro".
Il 13 novembre scorso, il Tribunale per i minorenni dell'Aquila aveva stabilito l'allontanamento dei tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6, dalla casa nel bosco a Palmoli e il loro inserimento nella casa-famiglia di Vasto insieme alla madre.
Nonna Pauline e la zia Rachel sono giunte dall'Australia preoccupate per lo stato di Katherine e per l'impossibilità di comunicare telefonicamente con i nipoti. Entrambe hanno chiarito di non voler portare i bambini in Australia, sostenendo che la migliore soluzione sia la riunificazione del nucleo familiare in Italia.