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Maternità17 settembre 2026

Lena Dunham mamma a 40 anni, il toccante racconto: "Per 12 anni intrappolata nel vortice dei problemi di fertilità"

L'attrice e sceneggiatrice racconta il suo percorso di maternità surrogata per diventare mamma della sua bambina: "Le dissi 'Ciao, sono la tua mamma. Ti stavamo aspettando, lo sai? È stato davvero gentile da parte tua arrivare"
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Lena Dunham è diventata mamma. L'attrice e sceneggiatrice, 40 anni, ha accolto una bambina con maternità surrogata e ha voluto ripercorrere la sua storia in un toccante racconto pubblicato da Vogue America.

"Era una mite mattina di novembre quando mi sono ritrovata inginocchiata accanto a un lettino da visita, appena scesa da un volo notturno, con un sorriso forzato di ansioso entusiasmo stampato sulla parte inferiore del viso mentre gli occhi mi si riempivano di lacrime per l’agitazione, stringendo la mano di una donna che avevo incontrato di persona soltanto due volte - Lena Dunham descrive così l'inizio del suo viaggio per diventare mamma -. Anche se sono nota per fare amicizia in fretta - nei terminal degli aeroporti, negli studi veterinari - questo è stato il passaggio più rapido da un primo caffè a una procedura ginecologica che avessi mai fatto. E in quel momento, mentre guardavamo quella sfera di cellule che il nostro medico ci aveva già detto avrebbe potuto un giorno diventare una bambina attraversare lo schermo scuro dell’ecografia come un UFO in missione, ho provato l’impulso travolgente di dirle che le volevo bene. I bambini e i cani riescono a tirartelo fuori molto in fretta".

"Dopo il trasferimento, che è stato rapido quanto un tampone per lo streptococco fatto a un bambino e infinitamente meno drammatico, il medico ci ha detto che avrebbe effettuato un test di gravidanza dieci giorni dopo. Potevamo tranquillamente fare un test a casa prima di allora, ma molti 'genitori intenzionali' trovavano questa possibilità ancora più ansiogena, e io non volevo ammettere che avevo già trascorso giorni e notti a calcolare le probabilità di successo utilizzando diversi motori di ricerca, cercando di capire quali fossero le possibilità, quanto potessi iniziare a immaginare e quanto potessi essere felice. A differenza di quasi tutto il resto nella mia vita, che ho affrontato aspettandomi tutto, sul tema dei figli avevamo imparato a essere cauti e misurati, a sapere che non succede a tutti, non importa quanto ogni passaggio proceda senza intoppi, né a quanti podcast abbia partecipato il proprio medico", continua l'attrice affetta anche da endometriosi e da fibromialgia. Fino all'emozione di scoprire che la madre surrogata era incinta: "Cinque giorni dopo, la nostra madre surrogata, ormai tornata a casa in uno Stato dove aveva già iniziato a nevicare, mi ha mandato una foto: un test di gravidanza, di quelli che si vedono nei film sugli adolescenti, un bastoncino di plastica bianca con un vistoso segno + rosa. Se non fossi già stata sdraiata, sarei caduta a terra, sopraffatta da una miscela personalissima di shock e gratitudine".

Sposata dal 2021 con Luis Felber, Lena Dunham racconta poi tutta l'emozione della gravidanza: "A quel punto non restava che aspettare. Seguire le varie tappe, continuare a fare calcoli, cercare di non affezionarci troppo a questa persona che, in realtà, era ancora soltanto un’idea. Mio marito era più bravo di me ad aspettare, ma non aveva trascorso gli ultimi 12 anni intrappolato nel vortice dei problemi di fertilità, e mi offriva tutte le rassicurazioni possibili senza fare false promesse".

"Al settimo mese di gravidanza, la dissonanza cognitiva della mia esperienza - ero in tour per promuovere un libro, salivo e scendevo dagli aerei, entravo e uscivo da abiti presi in prestito, con tre file di extension permanentemente fissate alla testa - cominciava a sembrarmi assurda. 'Se fossi incinta, farei questo? E questo? E quest’altro?', mi chiedevo quasi ogni ora. La risposta era che non ne avevo idea. Ma, come il rombo sommesso di un treno ancora a qualche stazione di distanza, la sentivo prima di sentirne il suono, la percepivo prima di vederla, desideravo che arrivasse soltanto un po’ più in fretta", aggiunge l'attrice e sceneggiatrice, che racconta anche come abbia passato i mesi di attesa facendo shopping per la sua bambina.

Lena Dunham continua il suo racconto: "L’attesa era più difficile da accettare. Man mano che il tempo si esauriva, qualcosa che prima era teorico diventava urgente. Studiavo le immagini delle ecografie come un cacciatore di fantasmi, cercando qualsiasi indizio: di chi potesse essere, di ciò che potesse già sapere. In una ero convinta che stesse quasi facendo l’occhiolino alla telecamera. Ma alla luce del giorno sapevo che era soltanto un po’ di contrasto, un gioco di luce".

L'attrice e sceneggiatrice ricorda così le ultime settimane della gravidanza: "Mi era venuto in mente che potesse nascere in anticipo, ma non avevo mai considerato che potesse arrivare in ritardo [...]. Superata la data prevista per il parto, le giornate erano diventate liquide e molli, troppo lunghe e prive di qualsiasi forma [...]. Controlli, rassicurazioni sul battito cardiaco normale e sul fatto che alcuni bambini semplicemente arrivano quando vogliono. La sensazione che la stessi cercando ovunque tranne che nell’unico posto in cui avrebbe potuto essere".

Fino al primo incontro con la sua bambina: "E poi, con 13 giorni di ritardo, davanti a un’eclissi solare e a una pioggia di meteore, si annunciò. Ero seduta su un letto d’ospedale, tra le gambe di una donna che un anno prima non conoscevo, aspettando di intravedere quella persona che avevo atteso con qualcosa di simile alla pazienza, ma anche senza averne affatto. Ero così concentrata sulla nostra madre surrogata - ammirata dalla sua concentrazione, dal suo periodo di silenzio seguito da quello che sembrava un ruggito - che mi dimenticai di guardare in basso finché non sentii il pianto della nostra bambina. Vidi il suo viso e rimasi senza fiato proprio come lei. I suoi occhi, spalancati e ancora incapaci di mettere a fuoco, assorbivano luci e ombre mentre sbattevano rapidamente le palpebre. 'Parlale', disse l’ostetrica. 'Salutala'. 'Ciao', dissi. 'Sono la tua mamma. Tu non assomigli per niente a come ti avevo immaginata, eppure sei esattamente come dovresti essere. Ti stavamo aspettando, lo sai? È stato davvero gentile da parte tua arrivare'. E lo pensavo davvero. Come una bambina che non sa se i compagni di scuola si presenteranno alla sua festa di compleanno, ero timida e stordita dalla gioia".