Mentre la Corte d'Assise di Rimini è riunita in camera di consiglio per decidere le sorti di Louis Dassilva, imputato per l'omicidio di Pierina Paganelli, la moglie Valeria Bartolucci interviene in diretta a Dentro la notizia: "Il mio stato d'animo è composto da un bouquet di emozioni e sensazioni".
La donna spiega quanto emerso in aula: "C'erano reperti di contaminati di verosimili sostanze ematiche trovati a casa della famiglia Bianchi che non sono mai stati analizzati. Liquidi dei lavandini che non sono stati mai analizzati. Lo stesso dicasi per la macchia di sangue, per gli scarichi della lavatrice". Bartolucci commenta: "Non solo da moglie dell'imputato, ma da cittadino, mi chiedo: sono state fatte veramente a 360 gradi queste indagini? Questa cosa mi indigna profondamente".
Bartolucci torna poi sul tema delle dichiarazioni di Manuela Bianchi, nuora della vittima e presunta amante di Dassilva: "Penso che abbia rilasciato dichiarazioni che erano atte a direzionare le indagini degli inquirenti in una certa direzione. Non riesco a credere che questo narrato sia genuino, sia sincero, ma mi dà tanto di una cosa costruita. Costruita a che scopo? Perché vorresti direzionare le indagini verso una certa persona se tu veramente hai la coscienza pulita e sei estraneo ai fatti? Chi è estraneo ai fatti non ha la necessità di direzionare i sospetti verso nessuno".
Sulla prospettiva di una condanna nel primo grado di giudizio, Valeria Bartolucci commenta: "Io quello che posso dire è che ci sono tre gradi di giudizio e se nel primo grado la verità non dovesse emergere, confido nel secondo, nonché nel terzo". Poi aggiunge: "Lui confida ancora nella giustizia. Io se avevo dei dubbi, da questa mattina me li sono tolti tutti".
Louis Dassilva è l'unico imputato per l'omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa con 29 coltellate nel garage del suo condominio in via del Ciclamino a Rimini il 3 ottobre 2023. Secondo l'accusa, Dassilva avrebbe agito per impedire che la vittima rivelasse la sua relazione clandestina con Manuela Bianchi. La difesa punta sull'assenza totale di DNA dell'imputato sulla scena del crimine e sul corpo della vittima, e contesta la solidità delle prove raccolte.
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